Ultimo aggiornamento 13 Settembre, 2023, 20:30:43 di Maurizio Barra
L’Italia sale dal nono all’ottavo posto nell’Unione europea per competitività del proprio ecosistema di ricerca e innovazione nel settore delle Scienze della Vita, con performance in crescita (+11,7% rispetto alla rilevazione del 2020) e alcune eccellenze: è prima per citazioni di pubblicazioni scientifiche, quarta per brevetti e terza per export, ma è soltanto al dodicesimo posto per capitale umano qualificato. E’ quanto emerge dal nuovo Libro Bianco sulle Scienze della Vita in Italia che include l’Ambrosetti Life Sciences Innosystem Index 2023, realizzato dalla Community Life Sciences di The European House – Ambrosetti e presentato a Milano nel corso della nona edizione Technology Life Sciences Forum 2023.
L’Index, che misura la competitività degli ecosistemi di ricerca e innovazione nelle Scienze della Vita, ha confrontato 25 Paesi dell’Ue prendendo in considerazione i dati degli ultimi otto anni, mediante l’analisi di 13 indicatori raggruppati all’interno di quattro dimensioni: capitale umano, vitalità delle imprese, risorse a supporto dell’innovazione ed efficacia dell’ecosistema dell’innovazione.
“Il nuovo Ambrosetti Life Sciences Innosystem Index posiziona l’Italia all’ottavo posto assoluto sui 25 Paesi dell’Unione europea, nella fascia dei Paesi con performance medio-alte, ma ancora lontana dalle prime posizioni occupate da Danimarca, Germania e Belgio”, commenta Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo The European House – Ambrosetti. “Si osserva positivamente come il Paese abbia guadagnato una posizione nel 2023 rispetto al 2020 e si posizioni all’ottavo posto tra i Paesi cresciuti maggiormente. L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione nelle Scienze della Vita sta dunque migliorando negli ultimi anni, ma la distanza rispetto ai best performer europei va ancora colmata. Nello specifico, i risultati dell’Index evidenziano l’urgenza di intervenire sul capitale umano, migliorando la retention dei nostri migliori ricercatori e l’attrattività per i talenti stranieri”.
Sempre più laureati in fuga dall’Italia, +42% in meno di 10 anni
Dal 2013 al 2021 i laureati in uscita dall’Italia sono cresciuti quasi del 42%: nonostante i giovani ricercatori italiani siano al secondo posto tra i più premiati dal Consiglio europeo della ricerca (con gli Erc Starting Grant), il nostro Paese non riesce a trattenerli ed è l’unico ad avere un saldo negativo fra grant ottenuti per nazionalità (quindi anche all’estero) e grant ricevuti per ricerche condotte in patria (un dato in continuità con quanto già osservato nel 2022). A indicarlo è il nuovo Libro Bianco sulle Scienze della Vita in Italia, presentato da The European House – Ambrosetti nel corso della nona edizione Technology Life Sciences Forum 2023.
Per capire le ragioni di questa fuga di talenti, la Community Life Sciences di The European House – Ambrosetti ha condotto un’indagine conoscitiva con protagonisti i ricercatori italiani vincitori di grant Erc nell’area delle Scienze della Vita negli ultimi cinque anni, sia trasferiti all’estero che rimasti in Italia.
Dai risultati emerge che l’86% dei ricercatori rimasti in Italia lamenta salari bassi e poco competitivi con l’estero, l’80% mancanza di meritocrazia. All’estero invece, gli ecosistemi internazionali risultano attrattivi soprattutto per la presenza di finanziamenti (84%) e per l’alta qualità della ricerca scientifica (72%), affiancata dalla facilità di accesso e progressione nella carriera accademica (56%). Tutti i ricercatori italiani all’estero si dicono soddisfatti della propria scelta e 8 su 10 ritengono improbabile un loro rientro in Italia. Per chi rimane invece la scelta è legata principalmente a motivi personali o familiari (86%), alla qualità della ricerca scientifica italiana (57%) e al rapporto positivo tra ricerca e industria (19%). Emblematico il fatto che il 43% dei ricercatori rimasti in Italia, potendo tornare indietro, proverebbe una carriera all’estero.
I risultati mostrano infine una sostanziale sfiducia dei ricercatori rimasti in Italia nei confronti del Pnrr: il 76% non reputa le riforme sufficienti per rilanciare l’ecosistema.
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