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Cheese alla 14/a edizione, torna forte la presenza dall'estero

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 14 Settembre, 2023, 19:51:38 di Maurizio Barra

Al via domani a Bra (Cuneo) la 14/a
edizione di Cheese, la rassegna internazionale dei formaggi a
latte crudo organizzata da Slow Food. “Ci aspettiamo una grande
edizione. – dice Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia
– non solo a Bra ma anche nel circondario tutti i posti letto
sono esauriti e quest’anno, senza le restrizioni legate alla
pandemia, potremo avere di nuovo tanti nostri delegati
dall’estero. Ci saranno 400 espositori da tutte le regioni
italiane e da 14 paesi Ue ed extra Ue, 300 eventi, 50 Presìdi
Slow Food, quasi tutti eventi gratuiti e senza prenotazione per
capire che mangiare un pezzo di formaggio è anche un atto
politico, c’è un mondo dietro che va difeso e tutelato, perché
significa difendere e tutelare il mondo in generale”.

   
Focus di quest’anno, i prati stabili, “per riportare
l’attenzione su un tema che sembrerebbe scontato – sottolinea
Nappini -, cioè che gli erbivori devono mangiare l’erba.

   
Dobbiamo tornare a ridiscutere di questo, del modo in cui si
allevano gli animali, del rispetto per la loro etologia, degli
aspetti nutrizionali che derivano da un prodotto di qualità”.

   
Scegliere, gustare e discutere di formaggio significa, dunque,
“parlare di ambiente – riflette la presidente di Slow Food -, ma
anche di diritti umani, accessibilità alle risorse, flussi
migratori, diritto al cibo”. E, contemporaneamente, tutela della
biodiversità è anche “rispetto per la diversità. Ed è molto
importante che i popoli e le comunità siano in grado di
determinare e possano dire la loro su come vogliono nutrirsi,
gestire e destinare le risorse comuni e il loro territorio, cosa
che non sempre è garantita”.

   
Altro aspetto, la questione delle aree interne, che
“potrebbero essere rivitalizzate grazie ai prati stabili.

   
Bisogna smettere di pensarle come marginali e fare in modo di
invertire lo spopolamento, anche sostenendo aziende casearie o
agroalimentari giovani. Ci sono paesaggi frutto dell’interazione
secolare fra le comunità e la produzione alimentare la cui
perdita significa perdere un intero stile di vita. Per questo –
conclude Nappini – è necessario che le aree interne siano
supportate, anche in termini di servizi”.

   

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