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Primo animale-mosaico, modificati 29 geni diversi in simultanea

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Ultimo aggiornamento 23 Settembre, 2023, 07:46:29 di Maurizio Barra

29 geni diversi modificati simultaneamente in cellule diverse di un animale vivo: è stato così ottenuto il primo animale-mosaico, in questo caso un topo, grazie a Crispr, le forbici molecolari del Dna. Si tratta di un metodo innovativo che promette di accelerare notevolmente la ricerca biomedica, soprattutto per tutte quelle malattie causate da tanti geni diversi, come disturbi congeniti, patologie rare e malattie mentali. La tecnica è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori guidati dal Politecnico Federale di Zurigo, che hanno pubblicato il risultato ottenuto sulla rivista Nature.

Un buon metodo per individuare le cause genetiche delle malattie è quello di eliminare un singolo gene in un animale e stare a guardare che conseguenze questo ha sull’organismo. Il problema è che per molte malattie la responsabilità appartiene a più di un gene: ciò rende estremamente difficile determinare quanto ciascun gene sia coinvolto e in quale aspetto della patologia. È proprio per superare questo ostacolo che i ricercatori guidati da Antonio Santinha hanno messo a punto un metodo che semplifica e velocizza molto la ricerca di laboratorio basata sugli animali, applicandolo per la prima volta ad un topo vivo.

Gli autori dello studio hanno utilizzato un virus per introdurre nell’organo scelto, in questo caso il cervello, le forbici Crispr: ciascuna particella virale porta le istruzioni per distruggere un particolare gene. Hanno quindi infettato i topi con questa miscela di virus, che in cellule diverse del cervello hanno disattivato il gene desiderato: ogni cellula presenta un singolo gene alterato, ma ciascuna diverso, un po’ come avviene in un mosaico. Usando questa tecnica, i ricercatori hanno ottenuto nuovi indizi su una rara malattia genetica degli esseri umani, nota come ‘sindrome da delezione 22q11.2’: finora si sapeva solo che l’origine della patologia è in una regione cromosomica contenente 106 geni, che gli autori dello studio sono riusciti a restringere a soli 3.

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