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Pm di Milano chiedono un altro processo per Alberto Genovese

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Ultimo aggiornamento 30 Settembre, 2023, 02:08:46 di Maurizio Barra

La Procura di Milano ha chiesto il
rinvio a giudizio per Alberto Genovese, l’ormai ex imprenditore
del web già condannato a 6 anni, 11 mesi e 10 giorni per
violenze sessuali su due modelle, per le ulteriori accuse, tra
cui altri episodi di abusi sessuali nei confronti di altre due
giovani e con lo stesso schema, ossia con uso di cocaina, emerse
dalla seconda tranche delle indagini.

   
La richiesta, formulata dall’aggiunto Letizia Mannella e dai
pm Rosaria Stagnaro e Paolo Filippini, a seguito delle indagini
condotte dalla Squadra mobile, potrebbe portare a un altro
processo per Genovese, anche accusato di intralcio alla
giustizia e di detenzione di materiale pedopornografico.

   
L’istanza di rinvio a giudizio, che dovrà essere vagliata dal
gup, riguarda anche l’ex fidanzata Sarah Borruso (anche lei già
condannata), coinvolta, secondo i pm, in alcuni casi di abusi
con il 46enne. E pure l’ex braccio destro di Genovese, Daniele
Leali, anche lui imputato per intralcio alla giustizia e per la
cessione di droga negli ormai noti festini di Terrazza
Sentimento.

   
A Genovese, nel filone bis, vengono contestate più “ipotesi
di violenza sessuale”, tra il marzo 2019 e il novembre 2020, su
una modella 22enne, in un caso anche “con la collaborazione”
dell’ex fidanzata. Contestazioni che erano finite anche al
vaglio del gip Tommaso Perna che per quei fatti (e per presunti
abusi anche su un’altra ragazza), però, non aveva disposto una
nuova misura cautelare, dopo che il 46enne era già stato
arrestato il 6 novembre 2020 per gli ormai noti abusi su una
18enne nel suo attico di lusso a due passi dal Duomo.

   
Genovese e l’ex fidanzata sono anche imputati per un
tentativo di abusi su una 28enne nel febbraio 2020. L’accusa di
intralcio alla giustizia (contestata anche a Leali) riguarda,
invece, il tentativo di offrire, prima dell’arresto del novembre
2020, poche migliaia di euro alla modella 18enne (la prima
vittima) in cambio di una sua ritrattazione su quelle 20 ore di
abusi nella notte dell’ottobre 2020. L’ipotesi di detenzione di
materiale pedopornografico, infine, riguarda la cartella
chiamata “La Bibbia 3.0” nella quale la Polizia postale trovò
immagini di minori.

   

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