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Provedel segna Giroud para, il calcio alla rovescia

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Ultimo aggiornamento 8 Ottobre, 2023, 22:27:10 di Maurizio Barra

Se Ivan Provedel, portiere della Lazio, può andare a segno con un colpo di testa degno del più consumato dei centravanti – come gli è riuscito contro l’Atletico Madrid in Champions – perché ci si meraviglia quando Olivier Giroud, attaccante del Milan, sventa una palla gol con una temeraria uscita, in casa del Genoa? Nel calcio dai ruoli sempre più fluidi del terzo millennio, nel quale ai difensori si chiedono piedi capaci di far ripartire l’azione ed ai centrocampisti di sacrificarsi in copertura, può accadere che il mondo vada sottosopra ed il numero 1 esulti per un gol segnato, mentre il 9 per uno evitato. Nel primo caso c’è, in più, l’ingrediente della disperazione: quando il portiere si ritrova nell’area avversaria è certo che la partita della sua squadra ha preso una brutta china.
    E che dire del doppio tesseramento calciatore-arbitro, ora ammesso fino ai 19 anni, per cui da una domenica all’altra ci si può ritrovare davanti la stessa persona, come avversario o direttore di gara? Poi, va aggiunto, bisogna avere una certa predisposizione a vestire panni che non sono i propri, con il rischio di esporsi a figuracce epocali. Quando a Genova Mike Maignan è stato espulso per l’entrata a valanga su un avversario, Giroud non si è nascosto, anzi è andato per primo a proporsi come sostituto, facendosi dare i guanti dal connazionale. Il giorno dopo, i video degli allenamenti rossoneri (così come, in precedenza, quelli con l’Arsenal) hanno svelato la sua ‘passione segreta’ per quel ruolo. E l’uscita che ha salvato la vittoria in trasferta ha mandato in visibilio sui social i tifosi rossoneri: “Olivier meglio di Onana” e “Olivier Holly e Benji nella stessa partita” due tra i tanti messaggi di ammirazione affidati alla rete.
    I precedenti non mancano. Pelé, il numero 10 per antonomasia, se la cavava egregiamente anche tra i pali. Tanto che il Santos, club dal quale non si è mai separato tranne che a fine carriera, non aveva il portiere di riserva. Un altro brasiliano con l’1 nel sangue era Emerson, in Italia centrocampista di Roma e Juventus. Nel 2002 non si laureò campione del Mondo a causa di un infortunio alla spalla rimediato giocando in porta in allenamento. Un altro bomber tra i pali è stato Francesco Graziani, in uno sfortunato Borussia Moenchengladbach-Torino, Coppa dei Campioni del 1976. Con tre granata espulsi, compreso Castellini, in porta va lui. Finisce 0-0, con il Toro eliminato, ma che prova di orgoglio. Più di recente, in un Roma-Perugia del 12 gennaio 1997, il giallorosso Damiano Tommasi sostituisce Cervone, espulso per un tocco di mano fuori area. A battere la conseguente punizione va Massimiliano Allegri. Botta centrale, Tommasi non si fa sorprendere e devia sopra la traversa. I tifosi dell’Inter non hanno dimenticato lo spagnolo Farinos, di mestiere centrocampista, nel 2002 chiamato a difendere – brillantemente – il gol di Ventola in Coppa Uefa, contro il Valencia, dopo l’espulsione di Toldo.

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