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I repubblicani sperano in un altro candidato a Speaker del Congresso

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 14 Ottobre, 2023, 09:13:55 di Maurizio Barra

È il falco trumpiano Jim Jordan il nuovo candidato del Partito Repubblicano alla carica di Speaker della Camera del Congresso. Ha prevalso con 124 voti contro 81 su Austin Scott, vicino al deposto Speaker Kevin McCarthy. Ora Jordan dovrà contendersi l’incarico in ballottaggio con il leader di minoranza, il Democratico Hakeem Jeffries.

Se ne parla all’inizio della settimana prossima, perché molti rappresentanti hanno lasciato Washington per l’irrinunciabile weekend e per dare la possibilità ad un non fortissimo Jordan di convincere i propri oppositori a votarlo in aula: più di 50 congressisti repubblicani oggi gli hanno votato contro. Nel partito regna ancora il caos, a 10 giorni dalla rimozione di McCarthy, i repubblicani non sono stati in grado di eleggere un leader e la Camera, controllata dai repubblicani a differenza del Senato a maggioranza democratica, è praticamente paralizzata.

Jim Jordan ha lo stesso problema del precedente candidato repubblicano Steve Scalise , che ha vinto la nomination , non è riuscito a ottenere il sostegno dei legislatori in aula ed è stato costretto a ritirare la sua candidatura. Solo mercoledì, Steve Scalise aveva battuto Jim Jordan con un margine di 113-99.

Manifestanti affollano un corridoio e chiedono di poter entrare in un'udienza della commissione giustizia della Camera, lunedì 17 aprile 2023, a New York (AP/John Minchillo)

Manifestanti affollano un corridoio e chiedono di poter entrare in un’udienza della commissione giustizia della Camera, lunedì 17 aprile 2023, a New York

Jim Jordan è conosciuto come un fedele alleato di Donald Trump che lo appoggia nella sua candidatura. Il repubblicano dell’Ohio è il capo della potente commissione giudiziaria della Camera. Austin Scott, il candidato interno sconfitto da Jordan, ha un profilo da coservatore abbastanza simile a quello di Jordan, ma ha avuto una posizione opposta durante la votazione sulla certificazione dell’elezione del presidente democratico Joe Biden nel 2020, contestata con veemenza da Donald Trump: Jordan aveva votato contro la convalida dei risultati e Scott a favore.

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