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Mattarella alla Casa dell'Amicizia di Sant'Egidio: qui senza tetto trovano risposte

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 18 Ottobre, 2023, 00:09:12 di Maurizio Barra

Nella Giornata mondiale della lotta alla povertà, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita al centro di accoglienza e solidarietà di Sant’Egidio a Trastevere, la Casa dell’amicizia

Il capo dello Stato, accompagnato dal presidente della comunità di Sant’Egidio Marco Inpagliazzo e da Andrea Riccardi, ha visitato le nuove aree del centro dove si trovano anche un ambulatorio e un centro vaccinale; quindi ha incontrato due famiglie, una afghana e una etiope, che sono state aiutate a integrarsi a Roma. Subito dopo, alla cerimonia di inaugurazione, sono intervenuti Impagliazzo e due volontari.

“Qui si incontra la grande complessità delle esigenze e, coloro che sono senzatetto, trovano una possibilità di servizi per sopravvivere, ricevono sostegno alimentare a una gamma vasta di bisogni. Qui trovano una risposta”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha espresso la sua gratitudine ai volontari della struttura. “Le risposte si possono fornire se vi è la volontà di farlo, la disponibilità di impegnarsi per farlo, impegnando il proprio tempo ed energie, capacità e professionalità”, ha aggiunto.

Impagliazzo: lavoriamo a futuro di fraternità

“Qui guardiamo al futuro di Roma e dell’Italia come paese solidale e fraterno”, ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, rivolgendosi al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita alla Casa dell’Amicizia della Comunità di Sant’Egidio, centro polifunzionale che accoglie migranti e rifugiati, dove si effettuano visiste ambulatoriali, ma dove sono assistiti anche gli anziani della città di Roma. 

“Non ci siamo tirati indietro da questa responsabilità, la pace è un cantiere aperto a tutti, ha detto Giovanni Paolo II, noi sentiamo oggi questo invito molto attaule – ha spiegato Impagliazzo -, ci sono quanti non credono alla logica dello scontro, dell’odio, della contrapposizione violenta e invece vogliamo ricucire il tessuto della società laddove è lacerato”. “L’agenda – ha quindi concluso Impagliazzo – non può essere dettata solo dall’emergenza, se ci sta a cuore il futuro della democrazia dobbiamo liberare quel senso di morale complessiva che ci unisce l’uno all’altro, non c’è nessun io attuabile senza un sotegno del noi”. Impagliazzo ha quindi dato la parola a Sofia, anziana ultranovantenne che ha parlato del dolore della “solitudine” degli anziani e dopo a Mathieu, giovane migrante del Mali che ha superato il deserto prima di arrivare in Italia.

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