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Nella Biblioteca di Casa Leopardi 35 opere contemporanee

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 19 Ottobre, 2023, 01:02:16 di Maurizio Barra

“Un viaggio tra passato e
presente per testimoniare l’attualità di Leopardi e far in modo
che le stanze della sua Biblioteca non siano solo un contenitore
di antichi libri e tesori, ma un luogo vivo di stimolo alla
cultura”. Con queste parole, Olimpia Leopardi, erede del poeta,
ha inaugurato oggi a Recanati la mostra da lei ideata ‘In
purissimo azzurro’ che ospita fino al 7 gennaio 2024 nelle sale
della Biblioteca di Palazzo Leopardi 35 opere di 21 artisti
contemporanei. Si tratta della seconda edizione del progetto
InterValli avviato lo scorso anno con un’ esposizione a tema
dedicata al canto de ‘L’infinito’ e che quest’anno viene
riproposta con la stessa logica sulla lirica ‘La ginestra o il
fiore del deserto’ di cui riprende un verso.

   
Curata da Antonello Tolve, l’esposizione evoca le
suggestioni, i luoghi, i colori e la filosofia della lirica in
un percorso visivo suggestivo che si snoda tra i 20.000 volumi
della Biblioteca. Parte delle opere sono state commissionate
dallo Tolve agli artisti per l’occasione, ed altre sono state
scelte per associazione al pensiero leopardiano in modo da
suscitare una visione critica e divergente sulla
contemporaneità.

   
Tra le opere realizzate per la mostra ci sono le sculture dei
piccoli Pinocchi (2023) di Deborah Napolitano in ferro e
terracotta, che sembrano voler fuggire terrorizzati dai volumi
della biblioteca, o il quadro i VoltiTravolti (2023) di Enrico
Pulsoni, eseguito con pastelli e penna Bic su carta cotone che
reca la scritta Giacomo Leopardi, fino al libro in cera, smalto,
legno e vetro di Ciro Vitale con su scritto il verso de La
Ginestra “Or tutto intorno una ruina involve”. Ma ci sono anche
la piccola scultura “Above the clouds” (2022) di Matthias
Kostner che raffigura un pensoso fanciullo che rimanda al poeta,
e l’emblematica “Pietra filosofale” (2000) di Vettor Pisani,
unico artista scomparso presente in mostra, posta nello studio
normalmente usato dai piccoli Leopardi e dal padre Monaldo a
suggerire la ricerca infinita della conoscenza.

   

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