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La Commissione Ue nomina le aziende sottoposte al Digital Markets Act 

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 25 Ottobre, 2023, 10:26:47 di Maurizio Barra




I nuovi gatekeeper sono cinque compagnie americane e una cinese: Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft e ByteDance


 

Cosa prevede il Digital markets act

 La Commissione Europea ha scelto Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft e ByteDance come le sei big tech con maggior impatto sull’economia. Ognuna di esse dovrà rispettare il Digital markets act, il regolamento risalente al primo novembre 2022, che prevede diverse prescrizioni per le società che hanno più potere sul mercato digitale. La normativa di Bruxelles vieta l’utilizzo dei dati raccolti tramite terze parti per offrire pubblicità, lo stesso vale per l’utilizzo di dati personali forniti dall’utente per l’iscrizione automatica a servizi non richiesti. Altri principi imposti alle aziende impediscono la pre-installazione sui dispositivi di alcune applicazioni, di imporre un solo metodo di pagamento o di promuovere i propri prodotti. La parola d’ordine sarà però interoperabilità: le grandi realtà digitali dovranno infatti rendere i loro servizi funzionanti anche attraverso altri operatori, per esempio permettendo l’utilizzo di Whatsapp per contattare utenti su altre piattaforme.

I gatekeeper mondiali

 Considerando la forte influenza sul mercato, la Commissione Europea ha deciso di nominare a “gatekeeper” le sei principali società che gestiscono il potere economico sul web al fine di garantire il mercato libero. Secondo l’ente di Bruxelles, tali aziende devono avere un fatturato in Europa di almeno 7,5 miliardi di euro all’anno o un valore di mercato di almeno 75 miliardi con operazioni in almeno tre paesi membri. Inoltre devono avere avuto negli ultimi tre anni un minimo di 45 milioni di utenti attivi al mese, con oltre 10.000 account business. Secondo il commissario al mercato interno, Theorry Breton, costringendo le big tech al regolamento, “sarà possibile offrire più scelta ai consumatori”, in modo che “l’Europa stabilisse le regole del gioco“. L’Unione Europea diventa così la prima giurisdizione al mondo a tentare di regolamentare le azioni dei colossi di Internet.



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