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Cimitero di Ussita ancora disastrato a sette anni dal sisma

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 2 Novembre, 2023, 20:59:13 di Maurizio Barra



“Dopo sette anni dal terremoto,
la burocrazia non ha rispetto nemmeno per i nostri morti”: a
dirlo all’ANSA, nel giorno dedicato ai defunti, è Silvia
Bernardini, sindaca di Ussita, il piccolo borgo marchigiano dei
Monti Sibillini, in provincia di Macerata. “Il nostro cimitero
monumentale si trova esattamente come il giorno dopo la grande
scossa del 2016, che distrusse il nostro paese e tanti altri a
ridosso dell’Appennino – spiega Bernardini – Ma la cosa più
grave è che dopo tutto questo tempo non si trova ancora il verso
non solo di avviare la ricostruzione, ma nemmeno per rimuovere
le macerie”.


   
“Macerie – sottolinea la prima cittadina – che dovevano
essere rimosse nell’immediatezza perché rientravano in una
situazione emergenziale e invece sono ancora lì e i nostri cari
sono ancora lì sotto”. Nel frattempo la vegetazione spontanea si
sta impossessando del cimitero: “Andrà a finire – prosegue – che
dovremmo chiedere anche l’autorizzazione per rimuovere le piante
che stanno crescendo tra le tombe. È una battuta, ma nemmeno
troppo”.


   
“L’amministrazione comunale ha redatto il progetto per la
ricostruzione del cimitero che tra tutto supera i 10 milioni di
euro, ma se prima non otteniamo il via libera per la rimozione
delle macerie, resterà nei cassetti”, dice ancora Bernardini che
in questi giorni dedicati ai santi e ai defunti ha voluto
apporre una corona di allora sugli ingressi dei tre cimiteri
comunali: “è un modo per ricordare chi non è più tra noi e come
amministrazione lo facciamo a nome di tutta la cittadinanza che
da sette anni è impossibilitata a rendere visita alle tombe”.


   
I fiori, infatti, vengono lasciati a ridosso della rete
metallica che delimita le macerie del “monumentale”. “Tutto
questo fa veramente male al cuore e lascia un sentimento di
sfiducia e tristezza. Ma dobbiamo andare avanti – conclude la
sindaca – e credere con tutte le nostre forze nella
ricostruzione dei nostri borghi e quindi anche dei nostri
cimiteri”.


   

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