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I primi italiani lasciano la Striscia di Gaza: 'Stanno bene'

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Ultimo aggiornamento 2 Novembre, 2023, 00:31:58 di Maurizio Barra

Tra i primi feriti e stranieri intrappolati da quasi un mese di guerra a Gaza anche un gruppo di italiani ha lasciato la Striscia, attraversando il valico di Rafah, accolto dal personale dell’ambasciata d’Italia al Cairo. Facendo tirare un sospiro di sollievo ai colleghi e ai familiari. Sono quattro volontari di ong internazionali e la moglie palestinese di uno di loro: cinque persone uscite da Gaza nella prima giornata di apertura della frontiera per le evacuazioni.

Dopo ore di intenso lavoro per un’operazione che la Farnesina ha definito “molto complessa per la situazione sul terreno e le difficoltà nelle comunicazioni”, è arrivato l’annuncio: “Sono felice di confermare che un primo gruppo di italiani che avevano intenzione di lasciare Gaza è uscito”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo averli sentiti al telefono. “Ho appena parlato con loro e con il funzionario dell’ambasciata al Cairo che li sta assistendo. Stanno tutti bene”, ha assicurato, soddisfatto del lavoro che ha coinvolto non solo l’ambasciata del Cairo ma la rappresentanza diplomatica a Tel Aviv, il consolato generale a Gerusalemme, l’Unità di Crisi e l’intelligence. Un lavoro che è solo all’inizio, ha assicurato il capo della diplomazia italiana sottolineando che l’impegno per i connazionali a Gaza prosegue: “Continuiamo a lavorare per gli altri italiani e congiunti che sono ancora nella Striscia. Contiamo di farli uscire con le prossime aperture, programmate da domani e per i prossimi giorni”, ha spiegato il ministro.

Tra italiani, cittadini con doppia cittadinanza e familiari, fino a questa prima evacuazione c’erano una ventina di persone nella Striscia seguite dalle autorità italiane. Molti sono operatori umanitari, cooperanti impegnati ad assistere la popolazione civile di Gaza. Qualcuno di loro ha deciso di restare per continuare a dare il suo aiuto. Ma di fronte all’offensiva senza sosta delle forze israeliane, l’isolamento, la mancanza di viveri e benzina alcuni hanno scelto di andare via anche per le enormi difficoltà nel poter proseguire il loro lavoro. Come ha testimoniato Jacopo Intini, tra i quattro usciti oggi dalla Striscia, che ha raccontato al presidente della sua ong Ciss, di essere “provato: il nostro ruolo è di stare al fianco della popolazione, ma le condizioni drammatiche sul campo non ci consentono più di lavorare”.

“La nostra collega ha appena lasciato la Striscia di Gaza e sta bene. Ringraziamo le autorità e attendiamo il suo rientro in Italia”, afferma l’organizzazione ‘Azione contro la Fame’ parlando della liberazione di Maya Papotti, anche lei operatrice italiana tra gli evacuati da Gaza. “Rinnoviamo solidarietà e preoccupazione per il nostro personale e tutti i civili ancora sul campo e la richiesta di un cessate il fuoco e di corridoi umanitari”. Perché se i primi stranieri e feriti ce l’hanno fatta a uscire dall’incubo della guerra, centinaia di migliaia di innocenti restano intrappolati a Gaza, in attesa di un segnale di speranza. 

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