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A otto anni dalla strage, il documentario “Banksy e la ragazza del Bataclan”, di Edoardo Anselmi

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 6 Novembre, 2023, 18:32:45 di Maurizio Barra

Nascosti dall’oscurità, tre uomini incappucciati tagliano con una smerigliatrice i cardini della porta di uscita di emergenza del Bataclan, la sala da concerti dove il 13 novembre 2015 si è compiuta una delle più crudeli stragi terroristiche rivendicate dall’Isis in Europa. In seguito a quella tragedia, su quella stessa porta il noto street artist Banksy aveva realizzato, “La Ragazza Triste”, in omaggio alle vittime dell’attentato. L’opera sembra sparire nel nulla, provocando rabbia e indignazione in milioni di europei. Poi di colpo, nel giugno del 2020, in un anonimo casolare nella provincia di Teramo abitato da due ignari inquilini cinesi, fanno irruzione i Carabinieri del TPC insieme alla polizia francese: la porta del Bataclan è lì, nascosta nella soffitta dell’abitazione e avvolta alla meglio in un lenzuolo. Insieme alla porta vengono identificati anche i sospetti – in tutto 8 tra responsabili del furto e collaboratori – che il 23 giugno vengono processati e condannati a pene che arrivano fino a due anni di carcere. 

Il documentario ripercorre l’intera vicenda – dal furto dell’opera allo svolgimento delle indagini fino all’ultima controversia legale – raccontandola attraverso il punto di vista delle diverse parti in causa.

Tra gli intervistati nel documentario, il Comandante della Polizia Giudiziaria francese presente la notte degli attacchi al Bataclan, ma anche uno dei ladri de “La Ragazza triste”, con il principale sospettato di essere il committente del furto. Tra gli intervistati italiani, Carmelo Grasso, Comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona fino al 2021, Emiliano Ferrante, il Brigadiere dei Carabinieri che ha ritrovato “La Ragazza Triste”, ma anche un esperto di street art e di Banksy, una sociologa della street art e storica dell’architettura urbana, un avvocato esperto di copyright e il battitore d’asta di opere di street art dell’Artcurial di Parigi.

Ci sono tanti misteri e contraddizioni intorno a Banksy, considerato uno dei maggiori esponenti della street art, la cui vera identità, tra sospetti e illazioni, non è ancora stata rivelata. L’artista britannico non si è mai esposto, né quando la porta è stata rubata, né quando è stata ritrovata, nel 2020. Un artista che rivela poco di sé e lascia spazio all’immaginazione degli altri per dare vita al proprio personaggio.

Il documentario diretto da Edoardo Anselmi sarà in onda mercoledì 8 novembre alle 21.15 su Rai 5. Prodotto da Gioia Avvantaggiato per GA&A Productions e Guilhène Iop per Tinkerland, in coproduzione con ARTE G.E.I.E., RAI Cultura e Luce Cinecittà, in collaborazione con RAI Teche e in associazione con RTS e RTBF, il film è scritto dal regista con Claudio Centioni. 

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