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Ucciso nel 1988, l'appello all'autore di una lettera anonima

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Ultimo aggiornamento 7 Novembre, 2023, 22:25:41 di Maurizio Barra

 “Manca un tassello per poter chiudere il cerchio”. Il cerchio è l’indagine sull’omicidio di Willy Branchi, brutalmente ucciso a Goro il 29 settembre del 1988 e senza che un colpevole, in questi 35 anni, sia mai stato trovato. Il tassello di cui parlano i carabinieri di Ferrara, e con loro la Procura, è l’autore di una lettera anonima pervenuta nel 2015 e che sembrava molto informata sull’autore dell’omicidio – individuato in maniera molto precisa, anche tramite un soprannome – ai quali gli inquirenti chiedono oggi di fare un passo avanti, uscire alla luce del sole per permettere loro di completare le difficili indagini fin qui svolte e far emergere finalmente la verità. Quasi dieci anni d’indagini, ininterrotte, dalla riapertura del caso nel 2014 condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Ferrara, coordinate allora dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante della Procura della Repubblica estense e, a seguito del rigetto della richiesta di archiviazione, dal 2018, un corposo lavoro investigativo è stato portato avanti da Procura – fascicolo preso in mano dal sostituto Andrea Maggioni – e carabinieri per poter dar luce ai tanti lati oscuri che avvolgono la vicenda.
    Le indagini non si sono, però, limitate a seguire la pista investigativa indicata nell’ordinanza che ha disposto la riapertura delle indagini, ma hanno preso in considerazione tutti gli elementi possibili, con una analisi a 360 gradi di tutte le tracce.
    I dati forniti dai carabinieri parlano di 229 persone ascoltate, 205.000 conversazioni intercettate, pari 11.300 ore di ascolto, che hanno permesso di “accertare la non genuinità delle dichiarazioni rese da otto persone, iscritte sul registro degli indagati con le ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero e, nel caso più grave, calunnia”.
   

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