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A Napoli Beethoven in Vermont contro i fantasmi del nazismo

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 8 Novembre, 2023, 19:42:03 di Maurizio Barra

Di scena domani a Napoli nel Teatro
Sannazaro per la stagione dell’Associazione Scarlatti, Beethoven
in Vermont, titolo dello spettacolo di teatro e musica scritto e
diretto da Maria Letizia Compatangelo e dedicato agli ideali di
giustizia e libertà che negli anni Quaranta guidarono le scelte
di tre grandi musicisti tedeschi.

   
Le musiche di Beethoven, eseguite dal Trio Metamorphosi
(Mauro Loguercio, Francesco Pepicelli e Angelo Pepicelli),
contestualizzano la ricostruzione di un singolare accadimento
del passato, neanche troppo remoto, cui si deve la nascita negli
Stati Uniti di uno dei festival musicali più importanti al
mondo, il Marlboro Music Festival. La prima edizione fu
nell’estate del 1951 per iniziativa dei musicisti Adolf ed
Hermann Busch e Rudolf Serkin. Due ariani e un ebreo (Serkin,
che pure era stato graziato, per i suoi elevatissimi meriti
artistici, addirittura da Hermann Goering in persona) che, pur
di non essere in nessun modo complici del piano criminale di
Hitler (di cui già si intuivano i nefasti esiti) avevano, tra il
1939 ed il 1940, trovato asilo e continuato la loro attività in
territorio americano.

   
La scena li ritrae nel momento in cui stanno decidendo autore
e musiche per il concerto inaugurale del nascente Festival. Alla
fine decidono per l’esecuzione di musiche di Beethoven,
compositore che degli ideali di dialogo e fratellanza tra i
popoli aveva informato gran parte della sua vita e della sua
produzione musicale (basti pensare alla sua “Corale” ovvero la
Sinfonia n. 9 in re minore). “Ribaltando i canoni del concerto
classico – sottolinea Maria Letizia Compatangelo – ho voluto
affidare ai musicisti del Trio Metamorphosi il compito di
impersonare i ruoli di altrettanti illustri colleghi del passato
e di riproporne la singolare esperienza, umana e artistica”. A
72 anni da quella speciale serata, “Beethoven in Vermont” rende
omaggio alla vicenda, “destinata a fare scuola – conclude la
regista – e a diventare un essenziale punto di riferimento per
la musica da camera nel mondo”.

   

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