Ultimo aggiornamento 13 Novembre, 2023, 18:14:40 di Maurizio Barra
(di Alessandra Baldini)
Un libro dimenticato su Elvira
Notari, la prima regista-donna italiana anche lei a sua volta a
lungo dimenticata, è stato ristampato in questi giorni da
Quodlibet in mezzo a un rinnovato recente interesse sulla
pioniera del cinema messa all’indice dal fascismo.
In “Rovine con Vista. Napoli e il Cinema di Elvira Notari”
Giuliana Bruno, oggi a Harvard con la cattedra di Visual and
Environmental Studies, ripercorre vita e carriera della
prolifica cineasta che tra il 1906 e il 1930 realizzò più di 60
film, un centinaio di corti di attualità e numerosi brevi
documentari commissionati da emigrati napoletani nelle Americhe
per documentare i loro luoghi di origine, finché il regime e la
transizione al sonoro costrinsero la sua casa di produzione,
Dora Film, a cessare le attività: del lavoro di Elvira restano
oggi tre film e un pugno di frammenti.
Il libro ha un risvolto autobiografico. Napoletana come
Elvira Notari, l’autrice si dedicò a riscoprirne la vicenda
sull’onda della nostalgia dopo il trasferimento negli Usa negli
anni Ottanta. Venne così in luce una grande città – con le sue
strade, le sue vedute, il suo universo iconografico, la sua
vocazione filmica – guardata a distanza di anni attraverso gli
occhi delle due donne.
La prima edizione fu pubblicata da Princeton nel 1993. Uscito
in Italia due anni dopo con La Tartaruga, il libro fu ampiamente
recensito sulla stampa. “Può essere letto come racconto di un
viaggio”, scrisse all’epoca il regista Mario Martone: “Ci si
mette in movimento e si seguono due piste: una, rigorosa e
preziosissima, è la accurata ricostruzione analitica del cinema
di Elvira Notari. L’altra, appena dissimulata da un filtro
critico ‘alto’ ma non impervio, è la tensione personale della
donna che ha scritto il libro”. Intitolata “Rovine con vista.
Alla ricerca del cinema perduto di Elvira Notari”, l’edizione
del 1995 fu poi rimessa in circolazione da Baldini e Castoldi,
ma, negli ultimi anni, fallito l’editore, il volume era
diventato difficile da trovare.
La nuova edizione riporta in luce, oltre ai risultati della
ricerca, anche il metodo transdisciplinare della Bruno. Lo
sguardo cinematografico della Notari prende corpo mentre si
spazia non solo sulle vedute di Napoli, ma attraverso la storia
dell’arte e l’architettura, sui panorami del ‘ventre di Napoli’
prodotti in fotografia, medicina e letteratura ricostruendo la
storia in un modo oggi molto attuale. In un’epoca in cui
Internet, eBay o digitalizzazione di film o documenti erano di
là da venire, la ricerca dei materiali in due continenti fu
“un’impresa che richiese un vero e proprio ‘streetwalking’, un
sacco di su e giù per le strade, dai vicoli tortuosi di Napoli
alle vie rettilinee di New York”, spiega la Bruno ricordando di
aver scritto il libro in inglese, una lingua a lei straniera:
“Mi spingeva la sensazione che solo un percorso di separazione
doppia, la distanza fisica e quella dalla mia lingua madre, mi
avrebbero reso possibile tracciare la storia della mia città
d’origine, vista con gli occhi cinematografici di una donna
dimenticata – ‘esiliata’ – dalla storia”.
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