Ultimo aggiornamento 13 Novembre, 2023, 16:27:35 di Maurizio Barra
Violenze per imporre controllo su traffico droga
L’organizzazione sgominata dalla guardia di finanza era operativa nella zona di Diano Marina dal 2020 e si occupava di acquisto, coltivazione, trasporto e rivendita di cocaina, hashish e marijuana. Per le loro attività gli indagati avevano a disposizione diverse abitazioni usate per le riunioni operative durante le quali si decidevano approvvigionamenti di stupefacente, trattative con i fornitori e gli acquirenti ma anche per custodire, confezionare e cedere lo stupefacente. Per sviare le indagini l’organizzazione usava criptofonini e auto in affitto. A volte la droga veniva trasportata caricandola su pullman che viaggiano sulla tratta Reggio Calabria-Ventimiglia. I finanzieri durante le perquisizioni hanno anche trovato una pistola. Gli investigatori hanno documentato che gli indagati agivano con modalità di tipo mafioso: imponevano il proprio controllo sui traffici di droga nell’area di Diano Marina e dei comuni vicini attraverso violenze e minacce – talvolta anche con le armi – e mediante l’evocazione del nome della famiglia De Marte-Gioffrè per costringere gli acquirenti a pagare gli acquisiti di stupefacente. Uno degli indagati è accusato di concorso esterno perché si sarebbe attivato per ottenere informazioni sulle dichiarazioni rese da un componente della associazione nel corso del procedimento penale scaturito a seguito del suo arresto, contattando direttamente sua madre e poi informando il gruppo criminale di quanto appreso, e poi avrebbe segnalato in tempo reale all’associazione l’arresto di un sodale, dopo poche ore dalla sua esecuzione. Avrebbe infine aiutato Domenico Giuffrè, uno degli indagati, a riciclare il denaro ottenuto dal traffico di droga nella gestione di slot machine. Agli indagati vengono contestati 56 episodi di acquisto, cessione, trasporto di quantitativi di cocaina e marijuana, nonché di coltivazione di marijuana. E poi lesioni, furti di mezzi di trasporto, estorsione, minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso.
Sequestrati oltre 800 mila euro e immobili
Gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Imperia hanno intercettato oltre 100 utenze telefoniche, pedinato gli indagati e ascoltato conversazioni ambientali per accertare che Domenico Gioffrè, pur agli arresti domiciliari, insieme a Giovanni De Marte e ad altri componenti della famiglia De Marte, gestiva il traffico di droga avvalendosi di canali privilegiati contigui alla ‘ndrangheta. Il centro operativo e decisionale dell’associazione era la residenza della famiglia De Marte a Diano Castello (Imperia). Le indagini hanno accertato che lì i vertici dell’associazione prendevano le decisioni sulla quantità di stupefacente da acquistare, venivano organizzati nel dettaglio i viaggi in Calabria per l’approvvigionamento della droga, veniva tagliata e nascosta la cocaina, venivano ricevuti e riforniti gli spacciatori a disposizione del sodalizio e venivano portati a forza i clienti morosi o gli spacciatori infedeli, per essere minacciati o picchiati. Nei confronti di 18 indagati è stato disposto anche un sequestro preventivo per equivalente per l’importo complessivo di 866.400 mila euro bloccando 128 rapporti bancari, 18 autoveicoli e 12 motocicli, 6 immobili e 39 terreni a Diano Marina (Imperia), San Bartolomeo al Mare (Imperia), Cassano delle Murge (Bari), Trapani, Marsala (Trapani) e Misiliscemi (Trapani). La Guardia di Finanza sta procedendo a perquisizioni delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova e Imperia in altre località dell’Imperiese ma anche nel varesotto, in Emilia Romagna e in provincia di Reggio Calabria..
Coinvolti anche minori, Tribunale: “per la prima volta in Liguria organici a associazione”
Tra le persone coinvolte nell’operazione Ares 2021 ci sono anche due persone che erano minorenni all’epoca dei fatti e che sono state arrestate. “E’ la prima volta – spiega la procuratrice della procura del Tribunale per i minorenni Tiziana Paolillo – che in Liguria emerge la diretta partecipazione di persone minorenni in fenomeni criminali associativi di tale caratura”. Dalle indagini è emerso che gli arrestati, nonostante la giovane età, erano inseriti con stabilità, ruoli ben precisi e posizioni di rilievo all’interno dell’associazione di cui conoscevano le finalità e i metodi riconducibili alle organizzazioni mafiose.
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