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Alla ricerca dello spinosauro

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 14 Novembre, 2023, 20:42:12 di Maurizio Barra

Prende il via la spedizione italiana in Marocco. L’obiettivo è recuperare, come in un puzzle della preistoria, lo scheletro più completo al mondo di un dinosauro del genere Spinosaurus, diverso da tutti gli altri perché era un predatore semiacquatico con una anatomia bizzarra e ancora in parte sconosciuta. Dal 2013 i paleontologi stanno recuperando i resti in Marocco, anno dopo anno. Questa volta, ad affiancare il gruppo di studiosi, del quale fa parte Cristiano Dal Sasso del Museo di Storia Naturale di Milano, ci sono paleontologi dell’università britannica di Portsmouth e quelli dell’università marocchina di Casablanca. Il responsabile del progetto di ricerca è Nizar Ibrahim, dell’università di Portsmouth,
Su ANSA Scienza il diario della spedizione: aggiornamenti con testi e immagini, grazie alla disponibilità di Cristiano Dal Sasso

 

Giorno 3

Una parte importante del lavoro del paleontologo è la cosiddetta “preparazione”, che consiste nell’estrarre i fossili dalla matrice rocciosa che li ha inglobati per milioni di anni. Non ci sono strumenti magici, ma occorre tanta pazienza e manualità nell’uso di scalpelli e attrezzi simili a quelli di un dentista. I frammenti che combaciano vengono poi incollati e consolidati con resine sintetiche; i reperti più delicati vengono conservati in involucri protettivi sagomati all’interno di grandi armadi con scaffali. Questo è anche il caso del nostro spinosauro.

 


Il gruppo dei paleontologi italiani:da sinistra a destra Cristiano Dal Sasso, Diego Mattarelli, Simone Maganuco, Mauro Scaggiante, Gabriele Bindellini, Alessandro Lania, Francesco Cavallo (Dinorec) e Fabio Manucci (fonte: Francesco Cavallo)

 

Giorno 2

Il laboratorio di paleontologia dell’Università di Casablanca è composto da due sole stanze, ma custodisce una collezione preziosa: qui sono depositate ufficialmente le ossa finora trovate del “neotipo” di Spinosaurus.  L’olotipo, cioè il primo, fu distrutto dalle bombe nella seconda guerra mondiale.

Questo è dunque il nuovo esemplare di riferimento. È stato trovato nel sud est del Marocco, a 600 km da qui, nel 2008. Un beduino raccolse le prime ossa, le nostre successive campagne di scavo ne aumentarono il numero. Gli arti posteriori e la coda sono le parti del corpo più complete. Lunga e piatta, la coda serviva come una pinna per nuotare nei grandi fiumi del Cretacico.

Nel ricomporre centinaia di frammenti ossei scopriamo sempre qualche elemento in più. Oggi, per esempio, abbiamo identificato due ossa del cranio.

 


Studio di uno dei frammenti ossei conservati nel laboratorio di Paleontologia dell’Università di Casablanca (fonte: Cristiano Dal Sasso)

 

Giorno 1

Ci siamo. Oggi pomeriggio, in meno di tre ore attraverseremo comodamente il Mediterraneo, per atterrare in Nord Africa. Casablanca è da anni il punto di ritrovo delle nostre spedizioni nel Sahara. Dobbiamo ricostruire un puzzle di ossa che hanno ben 95 milioni di anni, ma non le abbiamo ancora tutte. Per questo siamo qui, per cercare quelle che mancano.

 


Inizia il viaggio dei paleontologi, diretti in Marocco (fonte: Cristiano Dal Sasso)

 

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