Ultimo aggiornamento 17 Novembre, 2023, 09:14:11 di Maurizio Barra
Dopo il botta e risposta con il Governo e nonostante la precettazione del ministro Salvini, Cgil e Uil vanno quindi avanti nella protesta che, oggi, muove solo il primo passo.
“Adesso Basta!”, questo lo slogan della mobilitazione che nasce “per alzare i salari, per estendere i diritti e per contrastare una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati e non offre futuro ai giovani. A sostegno di un’altra politica economica, sociale e contrattuale, che non solo è possibile ma necessaria e urgente”.
Se le braccia saranno incrociate oggi per 8 ore o intero turno di sciopero per tutte le lavoratrici e i lavoratori delle Regioni del Centro e, per otto ore o intero turno, ma su tutto il territorio nazionale, anche le categorie del pubblico impiego, della conoscenza e gli addetti di Poste Italiane la protesta non si esaurirà con il 17 novembre.
Il 20 novembre a scioperare sarà la Sicilia, il 27 toccherà alla Sardegna, mentre il 24 novembre, le 8 ore o l’intero turno di sciopero riguarderanno tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Regioni del Nord. Infine, venerdì 1° dicembre a incrociare le braccia per 8 ore o per l’intero turno saranno tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Regioni del Sud.
Per la giornata di oggi la segreteria confederale sarà presente in diverse città per concludere le manifestazioni territoriali: Giuseppe Gesmundo a Campobasso in Piazza della Prefettura; Lara Ghiglione a Macerata in piazza Cesare Battisti; Maria Grazia Gabrielli a Fermo in piazzale Azzolino; Daniela Barbaresi ad Ascoli Piceno in piazza Ventidio Basso; a Firenze in piazza Ss. Annunziata conclusioni affidate a Francesca Re David. A Roma insieme ai segretari generali di Cgil e Uil saranno presenti Christian Ferrari e Luigi Giove.
Le ragioni di Cgil e Uil
Si parte innanzi tutto dall’emergenza salariale, per la quale secondo i sindacati non c’è alcuna risposta fattiva: “Hanno annunciato 100 euro in più nelle buste paga”, ma si limitano a confermare quelle in essere, già falcidiate – in media del 17% – da un’inflazione da profitti e speculazione.
Quindi dito puntato sul rilancio della contrattazione collettiva, per cui non sono state stanziate le risorse necessarie a rinnovare i contratti del pubblico impiego e a sostenere e detassare i rinnovi nei settori privati. Il governo Meloni, ha “dichiarato di voler incrementare la spesa sanitaria, ma continua a indebolire il servizio sanitario nazionale spingendo cittadini e personale verso la sanità privata”.
Critiche verso le risorse alle scuole pubbliche, alle politiche sociali (casa, affitti, bollette, povertà), alla disabilità e non mettono nulla per la non autosufficienza e sul trasporto pubblico locale a cui “hanno tagliato le risorse”.
C’è poi la mancata promessa della cancellazione della legge Fornero che sarà invece confermata “e la peggiorano: restringendo le già limitate misure di flessibilità in uscita (Quota 103, Opzione donna, Ape sociale); tagliando i futuri assegni dei pubblici e la rivalutazione delle pensioni in essere; e di fatto stabilendo – dal 2024 – le uscite per tutti con i 67 anni di vecchiaia, i 42 anni e 10 mesi di anticipata (uno in meno per le lavoratrici) e i 71 anni per giovani e donne nel sistema contributivo.
Il tema lavoro e precariato continua la lista del j’accuse: “Non fanno nulla per il lavoro stabile e di qualità e non intervengono contro la precarietà, anzi: reintroducono i voucher e liberalizzano il lavoro a termine”.
Ma c’è anche una questione culturale e di parità dei sessi, dove denunciano che non c’é alcun “investimento concreto per migliorare la vita e il lavoro delle donne: solo propaganda patriarcale e regressiva”.
Quindi, la riforma fiscale e l’evasione. Secondo i Cgil e Uil i ministri Meloniani “portano avanti una riforma fiscale che – a parità di reddito – tassa di più i salari e le pensioni dei profitti, delle rendite finanziarie e immobiliari, del lavoro autonomo benestante, dei grandi patrimoni e dei redditi alti e altissimi. Non tassano gli extraprofitti e incentivano un’evasione fiscale che, ogni anno, sottrae 100 miliardi di euro alle politiche sociali e di sviluppo del Paese”.
Il legame tra politiche industriali che portano con sé anche il problema della sicurezza sul lavoro dove “non investono in salute e sicurezza, nonostante la strage che si consuma ogni giorno nei luoghi di lavoro. Non ci sono politiche industriali e di investimento in grado di creare lavoro buono e ben retribuito soprattutto per i giovani; dare risposte a lavoratrici e lavoratori coinvolti nelle tante crisi aziendali aperte a cui il governo non dà soluzioni; e governare la transizione ambientale, digitale ed energetica: si continua con gli incentivi a pioggia alle imprese e si rilanciano le privatizzazioni”.
Le contro-proposte di Cgil e Uil
Per il lavoro, l’aumento di stipendi e pensioni, il rinnovo dei contratti nazionali “rafforzando il potere d’acquisto e detassando gli aumenti, e abbattere i divari che colpiscono le donne“.
Per il Fisco, combattere l’evasione fiscale attraverso uno stop alle sanatoria a cui i sindacati dicono basta: “Basta sanatorie, basta condoni e basta premiare settori economici che presentano una propensione all’evasione fino al 70%; indicizzazione automatica all’inflazione delle detrazioni da lavoro e da pensione”.
La risposta di Cgil e Uil è quella di un fisco progressivo che parte innanzi tutto da un no alla Flat tax e dal “riportare all’interno della base imponibile Irpef tutti i redditi oggi esclusi e tassati separatamente con aliquote più basse; tassare gli extraprofitti e le grandi ricchezze” perché “si continua con gli incentivi a pioggia alle imprese e si rilanciano le privatizzazioni”.
C’è poi da riportare l’attenzione ai giovani per “favorire il lavoro stabile a tempo indeterminato; cancellare la precarietà; introdurre una pensione contributiva di garanzia; garantire il diritto allo studio attraverso investimenti per servizi, alloggi e borse di studio”.
Per le pensioni, “approvare una vera riforma delle pensioni, che superi la legge Monti-Fornero; garantire la piena tutela del potere d’acquisto delle pensioni in essere”. E, per lo Stato Sociale, “difendere e rilanciare il servizio sanitario nazionale anche aumentando i livelli salariali; approvare un piano straordinario di assunzioni nella sanità e in tutti i settori pubblici e della conoscenza; finanziare le leggi su non autosufficienza e disabilità; aumentare le risorse per il trasporto pubblico locale; rifinanziare il fondo sostegno agli affitti”.
La tematica delle politiche industriali richiede, secondo le due sigle sindacali “una nuova strategia e un nuovo intervento pubblico per affrontare le crisi vecchie e nuove, puntare sulla transizione ambientale ed energetica, riconvertire e innovare il nostro sistema produttivo governando i processi di digitalizzazione, difendere e incrementare la qualità e la quantità dell’occupazione a partire dal Mezzogiorno”.
Spazio, infine, a una migliore politica per l’accoglienza, che vuole l’abbandono della “politica securitaria a partire dalla cancellazione della legge Bossi-Fini e di tutti i recenti provvedimenti in materia di immigrazione e definire nuove politiche di accoglienza e integrazione dei cittadini migranti”.
