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Libetta, 'nella sua musica Ezio Bosso ha offerto sé stesso'

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Ultimo aggiornamento 19 Novembre, 2023, 23:29:44 di Maurizio Barra

”La voce di Ezio Bosso va presa con grande serietà per quello che ha lasciato scritto e per il suo atteggiamento verso la musica, la capacità di condivisione e di coinvolgimento. Nella sua attività musicale ha esplicitamente raccontato e offerto sé stesso”. Francesco Libetta, grande pianista e interprete acclamato dalla critica internazionale, parla così del compositore e direttore d’ orchestra torinese morto tre anni fa di cui ha trascritto per pianoforte la monumentale Sinfonia n. 1 Oceans, incisa con altri brani per piano solo nel doppio cd e vinile ”Lighting Bosso” in uscita da Sony Music. ”Ora è il momento di fare un bilancio e mettere ordine tra le sue carte – dice all’ ANSA in vista della presentazione dal vivo del disco il 22 novembre alle Officine Meccaniche a Milano -. Le registrazioni, per la prima volta non sue, devono dare un quadro il più possibile chiaro della sua attività. Nessuno come lui in Italia ha saputo divulgare la musica in modo così efficace, non spiegandola ma applicandola sul palco. Già solo per questo è un capolavoro, è un merito che gli va riconosciuto”. Libetta, 55 anni, non ha conosciuto personalmente Ezio Bosso. ”Mi sarebbe piaciuto ma non ho avuto la possibilità di sentirlo nemmeno dal vivo. Lo avevo visto in tv e ora mi sono avvicinato a lui attraverso le partiture. Quando un autore lascia una testimonianza scritta ha scelto lui stesso quello che voleva restasse. Il Bosso che io conosco non è capitato per caso. Si è espresso con il linguaggio artistico di una persona nel momento in cui si guarda dentro e decide che cosa vale la pena dire”. Perchè questa attenzione verso un musicista che ha diviso l’accademia e la critica e solo ora comincia ad essere apprezzato dal grande pubblico? ”Il mondo accademico si lamenta sempre di qualunque cosa si muova. Dopo il polverone bisogna vedere cosa rimane. Bosso non ha pubblicato gli spartiti dei suoi pezzi, li suonava lui. Ha sempre tenuto la sua musica all’interno della sua cerchia, non era contro qualcosa o qualcuno ma ha seguito un suo percorso”. Che cosa hanno di speciale le sue composizioni? ”E’ una musica che punta in modo efficace e sanissimo a una sorta di introspezione. Quando una musica non vuole essere solo un sottofondo piacevole ma ci spinge per scavarci dentro va sempre presa sul serio. Accostarla ai brani romantici che lui amava ci costringe a ripensare la distinzione tra classica, còlta e pop che non piace a nessuno. Non si tratta di un giudizio di valore. Lui era il primo a far interagire elementi diversi e musica difficile accostandoli non con la solita ritualità. Poteva essere spiazzante ma piaceva”. Nella sua musica c’è una trama, sottolinea Libetta, ”propone una storia psicologica, non una semplice citazione. L’elemento di novità è questa capacità di coinvolgimento espressivo. La sua musica è un linguaggio contemporaneo con una pronuncia e un metodo classici, va suonata esattamente come una musica di fine Ottocento”. Il compositore ha rivolto lo sguardo alla grande tradizione, Bach, Beethoven, Gluck, Richard Strauss, e alla modernità di Philip Glass e Arvo Part. ”A volte usa effetti di dissonanza stridenti che sono propri della musica difficile da masticare. Quando ha scritto aveva 40 anni e il suo percorso avrebbe sicuramente potuto svilupparsi”. Come è stato affrontare la Sinfonia n. 1? ”Me l’ha segnalata Salvatore Orlando, docente di conservatorio in pensione, dunque l’input è arrivato dal mondo accademico. Lavorare su una partitura del genere è stato complesso, dietro le apparenze bisogna capire quale è il messaggio principale. Ho raccolto tutte le informazioni musicali, selezionato gli elementi indispensabili e li ho ritradotti in un linguaggio tentando di mettermi nei panni dell’ autore. Se l’atteggiamento della traduzione è giusto è come l’illuminazione appropriata di un quadro, aggiunge qualcosa e ci aiuta a capire meglio”. Quale lezione ha lasciato Ezio Bosso? ”L’atteggiamento con cui ha offerto la musica. Non ha selezionato musica semplice che il pubblico avrebbe potuto capire, ma musica densa e anche complessa e ha saputo contestualizzarla in modo da poter proporre con chiarezza cose belle, sia come interprete quando dirigeva sia come compositore quando aveva una idea musicale da realizzare. Sapeva dialogare con il pubblico in un modo che ci insegna cose”.

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