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Per Pillon confermata prescrizione diffamazione circolo gay

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Ultimo aggiornamento 24 Novembre, 2023, 04:51:45 di Maurizio Barra



La Cassazione ha confermato la
prescrizione del reato di diffamazione ai danni
dell’associazione Omphalos Lgbti per il quale l’ex senatore
Simone Pillon era stato condannato in primo grado a Perugia a
1.500 euro di multa. Confermate anche le statuizioni civili con
una provvisionale immediatamente esecutiva di 10 mila euro per
Omphalos e di 10 mila all’allora responsabile del settore
giovanile e degli incontri “contro il bullismo omofobico”,
Michele Mommi, costituiti parte.


   
Pillon è stato accusato di avere offeso la reputazione di
Omphalos e dei suoi membri durante tre incontri – a Bastia
Umbra, Assisi e San Marino nel 2014 – come consigliere nazionale
del Forum delle associazioni familiari. In particolare per avere
“diffuso notizie non corrispondenti al vero sull’attività di
informazione e di prevenzione delle malattie veneree svolte
dall’associazione”. Sempre secondo la sentenza di primo grado
Pillon, che all’epoca dei fatti non era senatore, aveva additato
l’associazione, “impegnata in incontri educativi nelle scuole”,
come “istigatrice all’omosessualita'” o come “soggetto che
distribuisce materiale pornografico”.


   
Pillon era stato poi però assolto in secondo grado sempre a
Perugia con una sentenza annullata dalla Cassazione che aveva
disposto un nuovo appello, a Firenze, al termine del quale è
stato dichiarato il non doversi procedere per prescrizione del
reato. Sentenza ora confermata dalla Cassazione che ha respinto
il ricorso dell’ex parlamentare.


   
“Non avevo grandi speranze – ha commentato Pillon -, ma
pensavo che la verità alla fine sarebbe emersa, e invece è stata
preclusa l’allegazione di una gravissima testimonianza
sopravvenuta ed è stato ingiustamente escluso il mio diritto di
critica politica. Evidentemente in Italia è vietato dissentire
dal diktat delle associazioni Lgbt e soprattutto guai a chi osa
opporsi all’indottrinamento Gender nelle scuole. Non ci
fermeranno. Andrò avanti con questa battaglia di giustizia e di
verità interessando della mia vicenda la Corte europea dei
diritti dell’Uomo. Non lo faccio per me, ma per le migliaia di
mamme e papà che vogliono per i loro figli una scuola e
un’educazione libera dalle follie ideologiche Lgbt”.


   

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