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Wwf: da molti acquisti del Black friday danno all'ambiente, dall'uso di materie prime allo spreco

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Ultimo aggiornamento 24 Novembre, 2023, 07:07:34 di Maurizio Barra

Ogni anno in Europa vengono buttati circa 12 chili di indumenti a persona per un totale di 5 milioni di indumenti ma solo l’ 1% viene riciclato perché il resto finisce negli inceneritori e nelle discariche, dentro e fuori l’Europa. Lo ricorda il Wwf in occasione del Black Friday, osservando che “dietro molti acquisti a basso costo si nasconde un prezzo molto alto per l’ambiente”. 

“Il Pianeta non fa sconti” questo è il monito del Wwf che, proprio nella settimana del Black Friday, ricorda che “l’impatto delle scelte negli acquisti, che apparentemente fanno risparmiare, fa pagare un caro prezzo alla natura e alla nostra salute, perché dietro il costo molto basso di un capo si nascondono l’utilizzo di materie prime di bassa qualità e additivi chimici, elevate emissioni di gas serra, l’utilizzo e lo spreco di risorse come suolo e acqua e l’inquinamento delle falde acquifere e degli ecosistemi acquatici, ma anche lo sfruttamento di lavoratori che spesso vivono dall’altro capo del mondo“.

Nel nuovo video del Wwf #IlPandaSiamoNoi c’è una scena di shopping sfrenato, che rimanda al Black Friday. Si vedono alcune persone si contendono, strappandosi letteralmente dalle mani, vestiti a basso costo, come se poterseli accaparrare fosse un’esigenza vitale, una necessità. L’immagine del video è volutamente eccessiva, simbolo del sovra-consumo camuffato da affare che raggiunge l’apice in questo periodo dell’anno e rappresenta “l’emblema del paradosso che stiamo vivendo: ci contendiamo vestiti e prodotti di moda, che acquistiamo magari a un prezzo basso, per poi indossarli pochissime volte e buttarli velocemente”. 

“La produzione e il consumo di tessili” – avverte il Wwf – “sono direttamente collegati al degrado del suolo, alla conversione di ecosistemi naturali in terreni coltivati, all’inquinamento, al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità. L’industria tessile è al quarto posto per l’impatto ambientale, dopo la produzione alimentare, l’edilizia e la mobilità”. Per produrre i capi di abbigliamento, le calzature e i tessili per la casa acquistati dalle famiglie europee “vengono utilizzate circa 175 milioni di tonnellate di materie prime primarie, pari a 391 chili ad abitante, di cui il 40% è attribuibile ai vestiti. Questi dati classificano i tessili come il quinto maggiore settore di consumo in Europa in termini di utilizzo di materie prime primarie”

La produzione di tessili – fa presente il Wwf – richiede “anche grandi estensioni di terreno: ogni anno sono necessari 180mila chilometri quadrati, di cui solo l’8% in Europa. Oltre il 90% del consumo di suolo avviene fuori, soprattutto in Cina e India. Il settore tessile diventa così il terzo maggiore utilizzatore di suolo, dopo la produzione alimentare e il settore abitativo”. 

 

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