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A Roma le quattro decadi di Mariano Villalta Lapayés

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 28 Novembre, 2023, 22:52:13 di Maurizio Barra

“La mia pittura è un grido visuale o
un silenzio profondo che, a volte, può essere più efficace”.

   
Così scriveva Mariano Villalta Lapayés, artista spagnolo
scomparso 40 anni fa e che oggi La Casa di Tela a Roma omaggia
con la mostra ‘Cuatro DeCada’, aperta al pubblico dal 29
novembre al 15 marzo 2024. È il primo progetto postumo, ideato
da Patricia Pascual Pérez Zamora e promosso dall’Obra Pia,
dedicato alla vita e all’opera di Mariano Villalta.

   
La mostra è una raccolta antologica che gioca con
l’espressione ‘Cuatro DeCada’, in italiano ‘quattro decadi –
quattro di ognuno’, ed espone quattro elementi per ogni periodo
tematico della produzione di Mariano Villalta Lapayés,
selezionati appositamente per lo spazio espositivo. Saranno
visibili opere note e materiali inediti del poliedrico artista
che, giunto a Roma giovanissimo, fu fulcro di quella generazione
di artisti, scrittori e intellettuali che attivò il dibattito
culturale della città nel secondo dopoguerra.

   
Nato a Madrid nel 1928, Villalta negli anni Cinquanta era già
noto quando Pablo Picasso lo invitò nella sua residenza a
Vallauris, in Francia, dove per diversi mesi si dedicarono alla
pittura, stringendo un’amicizia destinata a durare tutta la
vita. Fu proprio Picasso a consigliargli di recarsi a Roma.

   
Nella Capitale il giovane pittore vinse due borse di studio, che
gli diedero la possibilità di radicarsi nel territorio non
soltanto come artista, ma anche come punto di riferimento per la
vita sociale. A Roma Mariano Villalta incontrò anche l’amore,
Anna Maria Marzi, con la quale visse in piazza dei Satiri 49,
nei pressi dello spazio espositivo dove oggi è accolta la mostra
a lui dedicata.

   
Tanti e celebri i personaggi che frequentavano l’artista
spagnolo: Sante Monachesi, Giuseppe Ungaretti, Pier Paolo
Pasolini, Rafael Alberti, Manolo Mompó e José Ortega, Sergio
Selva ed Henry Inlander, con i quali condivideva vita e lavoro.

   
Nel 1972 il Comune di Roma gli conferì una medaglia d’oro per i
meriti artistici.

   

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