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Uccise la fidanzata 17enne gettandola poi in un burrone: confermato l'ergastolo per Pietro Morreale

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Ultimo aggiornamento 28 Novembre, 2023, 01:32:33 di Maurizio Barra

La corte d’assise d’appello di Palermo ha confermato la condanna all’ergastolo per Pietro Morreale, il 21enne accusato dell’omicidio della fidanzata 17enne, Roberta Siragusa e condannato in primo grado al massimo della pena. 

La corte d’Assise d’Appello ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale, Maria Teresa Maligno, ha chiesto la conferma del carcere a vita, così come i legali di parte civile, gli avvocati Giovanni Castronovo, Giuseppe Canzone, Sergio Burgio e Simona La Verde. 

Non ha convinto la corte la ricostruzione dell’avvocato difensore del ragazzo, Gaetano Giunta, che nell’arringa aveva detto: “La giovane per cercare di spaventare il fidanzato che la voleva lasciare, si sarebbe cosparsa di benzina e per un tragico incidente avrebbe provocato il rogo che l’ha uccisa”. 

Una tesi considerata “lunare e avventurosa” dagli avvocati di parte civile. La procura ha invece ripercorso in aula tutti i momenti di quella tragica notte: dalla festa a casa di amici, al tragitto in auto dei due ragazzi, fino al parcheggio del campo sportivo di Caccamo dove Morreale avrebbe prima aggredito e poi bruciato Roberta. E infine il viaggio verso il dirupo dove ha gettato il corpo della giovane, con la successiva messinscena del giorno dopo nella caserma dei carabinieri.

In aula era presente anche l’imputato al quale il sostituto procuratore generale Maria Teresa Maligno ha chiesto, prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio, se avesse qualcosa da dire. Il giovane ha risposto di no ed è rimasto impassibile anche alla lettura del verdetto. 

La notte tra il 23 ed il 24 gennaio del 2021, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, Pietro Morreale avrebbe picchiato la fidanzata che aveva deciso di lasciarlo e le avrebbe dato fuoco nei pressi del campo sportivo. Poi avrebbe caricato il corpo sull’auto e lasciato il cadavere in un dirupo non distante dalla casa della vittima. I sospetti si concentrarono subito su di lui che si è sempre protestato innocente sostenendo che sarebbe stata la ragazza a darsi fuoco dopo un litigio.

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