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Polmonite nei bambini, gli esperti: al momento nessun allarme

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 29 Novembre, 2023, 17:57:48 di Maurizio Barra

In merito all’ondata di polmoniti che si sta verificando in Cina diciamo subito che dopo quanto accaduto con il Covid vorremmo avere dalla Cina dati più dettagliati. Premesso ciò, in base alle informazioni che abbiamo l’allarme non c’è. Ad affermarlo è Francesco Vaia, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute in merito ai casi di polmoniti pediatriche in Cina e registrate anche in Francia.  “Per quanto riguarda l’Europa, i francesi sono nostri cugini, è come se scoprissimo in famiglia una persona che ha una malattia, non dobbiamo spaventarci. L’Oms ci dice che non ci sono le condizioni per adottare delle misure di emergenza ma in un modo globalizzato, dobbiamo essere allertati e continuare il monitoraggio, come stiamo facendo ma assolutamente in Italia non ci sono preoccupazioni, ho sentito vari ospedali pediatrici, a partire da quelli di Roma, dove abbiamo al momento zero casi di polmonite. Assolutamente il monitoraggio, assolutamente allertati, ma nessuna preoccupazione” ha aggiunto. 

Per quanto riguarda le polmoniti in Cina “Parliamo di un batterio, il Mycoplasma pneumoniae, che è sempre circolato anche da noi e che genera quelle che noi chiamiamo “walking pneuomonia”, la polmonite che passeggia, perché raramente porta al ricovero. E poi se ci fosse un batterio o un virus nuovo si ammalerebbero tutti, invece vediamo che le polmoniti si stanno diffondendo soprattutto tra i bambini” ha detto Gianni Rezza, ex direttore della Prevenzione al ministero della Salute, ora professore straordinario di Igiene all’Università San Raffaele di Milano. Rezza giudica “plausibile” la spiegazione che giunge da Pechino “ossia che la maggiore circolazione di questo batterio sia dovuta al fatto che i più piccoli sono venuti su senza mai incontrarlo, diventando così suscettibili a contrarre le infezioni”. E per quanto riguarda l’Italia “un aumento delle polmoniti, così come di bronchioliti da virus sinciziale tra i più piccoli, è possibile che si verifichi anche da noi. Anche se credo in misura minore, perché in Italia le misure di isolamento sono finite prima ed erano comunque meno rigide”.

Riguardo alla situazione Covid Rezza afferma “ne gira parecchio. Lo dicono i dati ufficiali, anche se ampiamente sottostimati, e lo si percepisce solo guardandosi intorno. Sapevamo che con il primo vero freddo avrebbe rialzato la testa, come fanno tutti i virus respiratori. L’importante è che non faccia troppi danni. Omicron ha una virulenza minore rispetto a Delta, però tra persone debilitate, anziani soprattutto se più in là con gli anni e immunodepressi può fare ancora danni seri quando si è persa la protezione del vaccino. Per ora registriamo un lento aumento delle ospedalizzazioni, ma la situazione potrebbe peggiorare se i contagi continueranno ad aumentare e le vaccinazioni non decolleranno”.

Finora la campagna vaccinale è stata un flop “Per tre ordini di motivi. Il primo è la stanchezza vaccinale, subentrata per via del fatto che non essendo il Covid un virus stagionale come l’influenza ha costretto a fare più somministrazioni in corso d’anno – risponde Rezza – Poi ci sono stati problemi non risolti di logistica che hanno fatto arrivare in ritardo le fiale in diverse regioni, che a loro volta non hanno stipulato o lo hanno fatto in ritardo gli accordi per le vaccinazioni in farmacia. Ed è chiaro che, se uno è già indeciso e poi trova anche degli ostacoli, finisca per tirarsi indietro. Terzo, ogni fiala contiene sei dosi e questo richiede ai medici di famiglia di organizzare gruppi di pazienti per non sprecare i vaccini. Si sarebbe dovuto passare alla chiamata attiva dei più fragili ma non è andata.

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