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L'Ue vara la stretta sulle emissioni industriali, esclusi i bovini

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Ultimo aggiornamento 30 Novembre, 2023, 03:20:08 di Maurizio Barra

BRUXELLES – Europarlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo per una stretta sulle emissioni industriali. L’accordo prevede limiti più rigorosi sugli inquinanti di aria, acqua e suoli, con obblighi che si applicheranno per la prima volta alle miniere e alle fabbriche di batterie. La decisione su uno dei punti più controversi della direttiva, l’inclusione degli allevamenti bovini, è rinviata al 2026. Saranno coperti i grandi allevamenti intensivi di suini e pollame, con le nuove regole che entreranno in vigore progressivamente, a partire dal 2030 con le aziende più grandi. Le aziende non conformi possono essere soggette a sanzioni pari ad almeno il 3% del fatturato annuale dell’operatore nell’Ue.

   Soddisfatte Coldiretti e Filiera Italia, secondo le quali “salva un settore cardine del Made in Italy la decisione di lasciar fuori gli allevamenti bovini da latte e da carne dalla nuova direttiva sulle emissioni industriali che come più volte denunciato rischiava di obbligare tutte le stalle a sottostare a procedure di autorizzazione insostenibili”. “Un risultato che riconosce la specificità del settore agroalimentare, che non può in alcun modo essere comparabile ad altri comparti industriali in termini di responsabilità nelle emissioni industriali”, commenta il Presidente di Confcooperative Fedagripesca Carlo Piccinini.

    “L’esito del trilogo sulla direttiva riguardante gli allevamenti intensivi va nella corretta direzione per i bovini, ma è un disastro per suini e avicoli. Siamo a un passo da una situazione che secondo noi rischia di danneggiare irreparabilmente la filiera. Chiediamo all’Ue un importante sforzo: resistere alle lobby animaliste e alzare ulteriormente il limite di capi allevati prima di diventare allevamenti intensivi per la suinicoltura e l’avicultura”, afferma Elio Martinelli, presidente di Assosuini, aggiungendo che “con l’attuale 2000 capi da ingrasso, si è una piccola produzione artigianale. Imporre le norme che valgono per i grandi allevamenti a chi ha poco più di 1000 capi è assurdo e non tutela certamente il tessuto socio-economico e ambientale dell’intera Europa”. 

   

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