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Peppucci, su donne disabili buona pratica partita dall'Umbria

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 30 Novembre, 2023, 20:26:46 di Maurizio Barra



“Come Regione Umbria, quando ero
consigliere regionale, siamo stati il primo caso in Italia che
ha previsto una normativa ad hoc per quanto riguarda le donne
con disabilità, una buona pratica che è partita dall’Umbria e mi
auguro che possa arrivare a tutte le regioni d’Italia e non solo
e che possa anche approdare nel panorama europeo”: lo ha
affermato l’eurodeputata Francesca Peppucci (Forza Italia -
Gruppo Ppe), membro dell’intergruppo per le disabilità al
Parlamento europeo, a conclusione di un incontro in Commissione
europea in occasione delle iniziative per la Settimana europea
della disabilità a Bruxelles.


   
Peppucci è intervenuta sul tema “Pratiche dannose nell’Ue nei
confronti delle donne e delle ragazze con disabilità”,
organizzato dalla Commissione per l’occupazione e degli affari
sociali e dalla Commissione per i diritti della donna e
l’uguaglianza di genere.


   
L’eurodeputata ha chiesto “normative chiare e fondi sicuri”
in materia: “Stiamo parlando di diritti e non di diritti di
seria A e di serie B”.


   
Alla fine del suo intervento, incontrando la stampa, ha
affermato: “Chi ha assistito alla Commissione ha avuto modo di
capire quante lacune ci sono oggi nel panorama europeo per
quanto riguarda l’uguaglianza tra una donna con disabilità e una
senza. I numeri ce lo mostrano e pertanto dobbiamo intervenire
sotto diversi aspetti. Prima di tutto dal punto di vista
lavorativo dobbiamo mettere nelle condizioni una donna con
disabilità di poter lavorare e di poter denunciare eventuali
violenze, di poter scegliere sulla propria vita e su questo ho
fatto riferimento alla inumana pratica della sterilizzazione
forzata delle donne con disabilità che viene messa in atto
ancora oggi in alcuni paesi dell’Unione europea”.


   
“Noi per primi che ci troviamo a legiferare – ha concluso – e
dobbiamo fare certamente un passo in avanti in questo senso per
mettere tutti sullo stesso piano. Ad oggi nel panorama europeo
mancano i dati relativi alle discriminazioni delle donne con
disabilità, prendiamone atto e iniziamo a fare comunicazione
riconoscendo che c’è un problema e cominciamo ad affrontarlo in
tutti gli ambiti”.


   

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