Ultimo aggiornamento 30 Novembre, 2023, 15:11:29 di Maurizio Barra
In un anno importante e straordinario
per Brescia, designata insieme a Bergamo, capitale della
cultura, il consorzio Franciacorta ha fatto la sua parte per
valorizzare l’immagine del territorio e far crescere
ulteriormente il comparto vinicolo, ospitando solo nell’ultimo
mese, la cerimonia di presentazione della selezione ristoranti
di eccellenza della Michelin e il congresso Assoenologi, per poi
presentare a Roma i programmi di promozione e ricerca per l’anno
venturo. “Nostro obiettivo è dare un segnale di vicinanza – ha
ribadito il presidente del Consorzio Franciacorta Silvano
Brescianini a nome dei 123 associati – agli chef e ai wine
maker, gli ambasciatori del made in Italy di eccellenza, per
crescere insieme”. Facendo il punto con l’ANSA sulle attività
consortili, Brescianini ha sottolineato che “oi abbiamo
sostanzialmente le attività divise su due aspetti fondamentali.
Da un lato l’attività interna di ricerca e di sviluppo,
soprattutto sempre negli ultimi anni legata alla sostenibilità,
ormai collaboriamo con l’università di Brescia, di Milano, San
Michele all’Adige, Padova. E stiamo cercando di avviare
collaborazione all’estero sui temi che riassumo in modo, un
argomento abbastanza complesso, però sotto il cappello della
biodiversità funzionale ovvero quanto la vita del vigneto, sopra
e sotto suolo, è importante sicuramente per l’ambiente per il
pianeta, è già di per se sarebbe un altro motivo, ma un po’ più
egoisticamente per la qualità del vino”. “Dall’altra – ha
aggiunto Brescianini- la promozione del prodotto, quindi provare
a far conoscere il nostro vino, il nostro territorio, in Italia
e sui mercati principali del mondo. Su questo devo ricordare,
perché è giusto, l’importanza e la fortuna di essere in Italia e
come la grande cucina italiana è sempre più riconosciuta nel
mondo e allora noi a Shanghai, a Dubai, a Hong Kong, a New
York, a Los Angeles, a San Francisco, Tokyo, Vancouver, o
Toronto a Berlino, piuttosto che Amburgo o Londra, troviamo la
ristorazione di quella che ormai da un po’ di anni è definita la
nuova grande cucina italiana. Bisogna dire grazie a tutti
questi chef, a questi cuochi, che sono ambasciatori del made in
Italy e di fatto apripista, è vero che l’alta ristorazione non è
per tutti però io dico sempre un po’ come se fosse la Formula
Uno o Haute Couture nella moda, sono apripista che servono per
portare anche tanto prodotto della nostra manifattura, dei
nostri artigiani, dei nostri agricoltori”.
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