Ultimo aggiornamento 1 Dicembre, 2023, 19:53:28 di Maurizio Barra
L’elaborazione è frutto del lavoro svolto dal tavolo Maciste (monitoraggio agromafie contrasto illecito settori tabacchi e e-cig), coordinato dalla Fondazione e che ogni anno coinvolge i principali protagonisti del settore a livello nazionale per restituire un quadro esaustivo del fenomeno criminale nel settore del tabacco.
Secondo gli ultimi dati rilevati emerge come seppur l’Umbria vanti una percentuale di commercio illecito quasi nulla, la produzione di tabacco continua ad essere un business interessante per la criminalità organizzata.
“Il mercato dei prodotti del tabacco in Italia – si legge nel rapporto – vale circa 20 miliardi di euro con entrate per il fisco che superano i 14,5 miliardi e circa 50 mila lavoratori impiegati. Se circa due sigarette su 100 in Italia sono di provenienza illecita, il Paese si colloca tra gli ultimi posti in Europa per diffusione del fenomeno; ai primi posti invece Francia (32,4%), Irlanda (24,4%), Inghilterra (21,2%) e Grecia (20,9%). Che l’Italia si collochi in una posizione sicuramente bassa della classifica non deve far perdere di vista la pericolosità di un fenomeno che produce, tra l’altro, un danno erariale rilevante: le perdite per le casse dello Stato italiano si attestano infatti su valori che vanno oltre i 280 milioni di euro l’anno. L’entità dei sequestri, inoltre, testimonia come l’Italia sia comunque un Paese di passaggio verso gli altri mercati europei, ben presidiato dalle forze dell’ordine che oppongono un’efficace azione di contrasto nei confronti dei flussi illeciti”. Al tavolo hanno partecipato rappresentanti delle forze dell’ordine, dell’agenzia delle dogane e dei monopoli, della direzione investigativa e della direzione nazionale antimafia, esperti del settore e i componenti del comitato scientifico della fondazione Agromafie. Presenti inoltre diversi esponenti dei ministeri tra cui quelli dell’Agricoltura, degli Esteri e delle Imprese e del made in Italy. Ad aprire i lavori di oggi è stato il vice presidente della Regione Umbria, Roberto Morroni. Presenti Angelo Caliendo, componente del consiglio direttivo Eurispes, Gennarino Masiello, presidente Ont, Cesare Trippella, head of leaf Eu Philip Morris international, Piergiorgio Marini, manager external affairs – Ilicit trade prevention di Philip Morris Italia, Giampaolo Querqui, colonnello capo di stato maggiore comando regionale Umbria della guardia di finanza, Gerardo lorio, generale comandante della legione carabinieri Umbria. “Il nostro impegno sulla filiera, che oramai è da oltre dieci anni, va dall’inizio fino alla fine” ha detto Trippella. “Noi rispetto ad altri – ha aggiunto – ci abbiamo messo la faccia. Abbiamo fatto un accordo con il ministero dell’Agricoltura in cui diamo certezze e prospettive ai coltivatori, abbiamo fatto un accordo di filiera con Coldiretti e con l’Ont, che è l’organizzazione commerciale che ci vende il tabacco, per dare prospettive e futuro ai nostri coltivatori. Lo abbiamo fatto con una tracciabilità e una trasparenza esemplari, sia dal punto di vista delle buone pratiche del lavoro sia da quello delle buone pratiche in agricoltura, cioè uso molto responsabile degli agrofarmaci, dell’acqua e soprattutto regole chiare e uguali per tutti. Questo nostro comportamento ha portato anche gli altri nostri competitor ad andare nella stessa direzione”. “Lo straordinario lavoro di questi 13 anni dall’eliminazione degli aiuti comunitari – ha sostenuto Masiello – ha mostrato sicuramente la grande capacità di cambiare la reputazione di questa filiera. Nel 2010 la Commissione decise di eliminare gli aiuti al tabacco perché ci guardava e ci vedeva come quelli da eliminare per poter combattere il tabagismo. Abbiamo dimostrato che il tabagismo non si combatte in questo modo perché avremmo corso il rischio di importare tabacco da altri territori e far fallire centinaia di imprese agricole e chiudere migliaia di posti di lavoro. Oggi siamo orgogliosi di aver trainato un modello virtuoso di crescita e di sviluppo della tabacchicoltura che è partito proprio dall’Umbria”. “I dati che emergono dal secondo rapporto sono molto interessanti – ha sottolineato Marini -, posizionano nuovamente l’Italia come una best pratice a livello europeo. Nonostante il retaggio culturale sia rimasto legato alla figura di Sophia Loren che viveva di contrabbando, l’Italia ha un livello di illecito pari al 2,3 per cento e se ci confrontiamo con i nostri cugini di oltralpe, la Francia, che ha adottato politiche che vanno verso un prezzo molto più alto in tabaccheria, ci troviamo difronte a una quota di illecito che va oltre il 30 per cento. Quindi una sigaretta su tre fumata in Francia è una sigaretta illegale che è stata molto probabilmente manufatta dalla criminalità organizzata e che vede nel traffico illegale di sigarette il bancomat per poter finanziare poi altri business illeciti, come lo spaccio, le armi, il traffico di esseri umani. Bisogna essere consapevoli del fatto che in Italia grazie all’intervento delle forze dell’ordine e alla collaborazione pubblico-privato che abbiamo anche con i più grossi produttori, siamo riusciti quasi a debellare del tutto questo tipo di fenomeno che va comunque attenzionato”.
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