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Milano, frode e gare truccate al Cpr di via Corelli: nei video vermi nel cibo e impiccagioni

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Ultimo aggiornamento 1 Dicembre, 2023, 23:06:48 di Maurizio Barra

 


Milano, frode e gare truccate al Cpr di via Corelli: nei video vermi nel cibo e impiccagioni - foto 1

Tgcom24




 

Blitz della Gdf e indagati

 Le Fiamme Gialle hanno acquisito documenti, cartelle cliniche e liste di dipendenti attuali e passati della struttura. Il blitz è scattato all’alba di venerdì. Indagati la 73enne Consiglia Caruso (amministratrice della società) e il figlio 40enne Alessandro Forlenza (amministratore di fatto della srl di proprietà della moglie, Paola Cianciulli, non indagata).

 

 

Le condizioni dei migranti nel Cpr di Milano

 Sotto la lente dei pm gli “espedienti maliziosi e ingannevoli” per far apparire l’appalto (72 posti per migranti irregolari) “conforme agli obblighi”. I militari del Nucleo Pef hanno scoperto una realtà diversa: i 40,18 euro a migrante al giorno non servirebbero, se non sulla carta, per erogare servizi e prestare assistenza ai reclusi “affetti da epilessia, epatite, tumore al cervello, gravi patologie psichiatriche, tossicodipendenti”. Tutti “considerati idonei alla vita in comunità ristretta” fra cui un 57enne algerino a cui è stata “asportata la milza nel 2018”. Negati o “largamente insufficienti”, si legge nel decreto di ispezione (videoregistrata), i “servizi pattuiti con la Prefettura” a cominciare dalle “prestazioni sanitarie specialistiche”.

 

Le indagini sulla società che gestisce il Cpr

 Sospetti che andranno chiariti perché la società ha gestito anche il Cpr di Palazzo San Gervasio a Potenza e un centro a Taranto. Dal 2021-22 è al centro di denunce pubbliche ed esposti delle associazioni Naga, Asgi e la “Rete No ai Cpr – Mai più lager”, che hanno pubblicato il report “Delle pene senza delitti’ dopo l’accesso al centro con l’allora senatore Gregorio De Falco il 29 maggio 2022. La Prefettura ha riferito di aver già multato la Martinina per le “condotte ritenute contrarie agli obblighi contrattuali”.

 

 

Tentati suicidi ripresi in video

 “Si è impiccato nelle docce, non so se è vivo o morto, ancora deve arrivare la polizia penitenziaria. Con questo siamo a tre in meno”, si legge in italiano stentato in una chat del 12 settembre 2022, in cui viene condiviso il video di un tentato suicidio. Un altro uomo scrive su WhatsApp “voglio morire” e allega una foto della sua bocca cucita con ago e filo.

 

Cure negate ai migranti del Cpr

 Tra gli episodi raccolti dagli investigatori, c’è anche quello di un migrante che non ha potuto fare la “gastroscopia perché il gestore non pagava il ticket”. C’è anche chi con il “piede fratturato” non ha effettuato “la visita per il rifiuto del gestore di pagare”. Un terzo immigrato, “annientato dal mal di denti”, non ha ricevuto le cure “perché il direttore sanitario del centro avrebbe detto: “Ma ce li abbiamo i soldi per ricostruire i denti a questo ragazzo?”. Il presidio medico del Cpr è “gravemente deficitario”, con “mancanza di medicinali”. L’assistenza psicologica fornita da chi “non conosce le lingue parlate dagli ospiti” e sostiene ci si capisse “sulla base del feeling”.

 

Gare truccate

 Sarebbe stata truccata la gara indetta da corso Monforte, presentando “documentazione contraffatta” e “firme apocrife”, inclusa quella di un defunto. L’obiettivo era quello di far risultare falsi protocolli di intesa con associazioni, onlus e catene della distribuzione alimentare. L’amministratrice Caruso avrebbe depositato falsi contratti di acquisto con aziende dei distributori automatici per snack e bevande a prezzi sociali. Tutti “servizi” che hanno consentito di aggiudicarsi l’appalto da 40 euro al giorno – quasi il doppio di quanto ricevono le coop che si occupano di accoglienza dei richiedenti as ilo – “in realtà mai resi”.

 

L’inchiesta sul Cpr di Milano

 L’inchiesta tocca il cuore della strategia di contrasto all’immigrazione clandestina messa in campo dalgoverno Meloni, che ha definito i Cpr strutture “destinate alla sicurezza nazionale” dove trattenere i migranti senza documenti fino a 18 mesi. Si chiama “detenzione amministrativa”, da anni al centro delle polemiche di giuristi e attivisti politici: sono trattenimenti disposti dal Questore o dai giudici di pace senza che necessariamente siano stati commessi reati.

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