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Cimo Umbria aderisce allo sciopero nazionale dei medici

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Ultimo aggiornamento 4 Dicembre, 2023, 21:09:47 di Maurizio Barra

Cimo Umbria e la Federazione
Cimo-Fesmed domani, 5 dicembre, saranno a Roma per aderire allo
sciopero nazionale che porterà in varie piazze italiane i camici
bianchi a manifestare contro la manovra finanziaria decisa dal
Governo.

   
“La sanità pubblica non si svende, si difende” è il tema del
sit-it di protesta.

   
Dall’Umbria saranno due i pullman che partiranno per Roma.

   
“Il depauperamento del Sistema sanitario nazionale è in atto
da troppi anni” ha sottolineato il segretario regionale di Cimo
Umbria, Marco Coccetta. “L’emergenza pandemica – ha aggiunto –
ne ha evidenziato tutte le criticità che, come sindacato,
avevamo da tanto tempo già denunciato. I medici, nonostante
tagli, promesse non mantenute e difficoltà insormontabili, hanno
sempre messo al servizio del cittadino utente tutta la loro
professionalità, con sacrificio e abnegazione. Ma il quadro
generale che si è creato e in cui ci troviamo ad esercitare,
impone un’azione decisa a difesa del Servizio sanitario
pubblico. E’ questo il tempo di agire e in fretta, ce lo
chiedono i cittadini, ce lo chiedono i nostri pazienti. Cimo
Umbria, oltre a stare al fianco dei medici, è soprattutto
accanto ai pazienti che affollano le corsie d’ospedale e a loro
vanno date risposte e servizi certi, adeguati alle esigenze
espresse. Per farlo occorrono risorse e programmazione, Cimo è
stata e sarà sempre disponibile al dialogo e alla massima
collaborazione con gli enti preposti, ma adesso è giusto far
sentire anche la nostra voce dalle piazze di tutta Italia”.

   
“A Roma e in tutte le piazze italiane in cui scenderemo per
manifestare ci sarà una nutrita presenza di medici e del
personale sanitario che opera nel Servizio nazionale e anche in
Umbria abbiamo il sentore che saranno in molti ad aderire allo
sciopero” la posizione di Cristina Cenci, presidente della
Federazione Cimo-Fesmed Umbria. “A quelli che puntano il dito
contro lo manifestazione, insinuando che così facendo mettiamo a
rischio il servizio da prestare ai pazienti – ha aggiunto -,
diciamo che ci sono interi reparti e strutture che
quotidianamente lavorano con un numero così esiguo di medici e
personale che, a confronto, è nulla rispetto a una giornata di
mobilitazione”.

   

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