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Cpo Uil, su 100 donne 69 subiscono molestie e abusi sul lavoro

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 6 Dicembre, 2023, 02:50:55 di Maurizio Barra

Occorre formare nuove generazioni
per eliminare discriminazioni e sopraffazione di genere nei
luoghi di lavoro. “Donne al lavoro: contrasto alle
discriminazioni per il benessere nei luoghi di lavoro” è un
percorso formativo voluto dal coordinamento regionale delle pari
opportunità e delle politiche di genere della Uil Liguria. Gli
eventi sono stati patrocinati dal Comune di Genova, in
collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti, per affrontare i
temi delle discriminazioni all’interno dei luoghi di lavoro. A
novembre, in cui si è celebrata anche la giornata mondiale per
l’eliminazione della violenza sulle donne, il Cpo Uil Liguria ha
sottoposto a un campione di lavoratrici un questionario anonimo
su violenze e molestie nei luoghi di lavoro che è stato
presentato oggi nel corso della tavola rotonda: “Donne al
lavoro: contrasto alle discriminazioni per il benessere
lavorativo”, a Genova, presso il Salone di Rappresentanza
Palazzo Tursi. Su 100 donne sottoposte a questionario anonimo 31
dichiarano di non aver mai subito molestie e violenza, 33 hanno
subito molestie, 24 hanno subito molestia sessuale e 12 hanno
subito violenza. “Dati piuttosto allarmanti che indicano una
sottovalutazione del problema – si legge in una nota della Uil
-. Gli autori delle molestie sono 69 di cui 67 uomini e 2 donne,
di cui 30 superiori, 7 colleghi, 13 datori di lavoro, 19 utenti
a vario titolo. Le lavoratrici più colpite da molestie e
violenza lavorano nel settore privato, in particolare nei
servizi, mentre le lavoratrici dell’industria si sentono più al
sicuro”. Spesso le donne molestate o abusate “non hanno la
percezione del torto subito. L’obiettivo del corso di formazione
proposto dal Cpo Uil Liguria è discutere intorno ai
comportamenti misogini”. Su violenze e molestie “esiste ancora
un tabù – spiega Martina Pittaluga, coordinatrice regionale Cpo
Uil Liguria -. Le lavoratrici dei servizi non si sentono al
sicuro perché sono vittime di discriminazioni di genere,
mobbing, calunnie, diffamazione, molestie verbali, body shaming.

   
Alcune lavoratrici si sentono discriminate perché hanno una
laurea umanistica in contesto tecnico, alcune perché sono madri
e il loro stipendio non è adeguato alla mansione”.

   

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