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I Ris all'udienza: Serena Mollicone è stata uccisa in caserma ad Arce

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Ultimo aggiornamento 7 Dicembre, 2023, 18:31:23 di Maurizio Barra

Serena Mollicone è stata uccisa nell’appartamento della caserma dei carabinieri di Arce. Le tracce di legno e di resina trovate sulla testa della Mollicone non erano state contaminate dall’ambiente esterno dove è stato trovato il cadavere, perché la busta che aveva sulla testa la sigillava. Tutte le 139 tracce generiche, di cui 111 di pelle e bigattini, 23 di legno, 3 di legno e colla e 2 di resina, sono ‘genuine’. È proprio la grande quantità di legno e la poca di resina (vernice) che portano a dedurre che l’arma del delitto è la porta. È quanto è emerso nel corso dell’udienza, davanti ai giudici della corte d’Assise d’Appello di Roma, nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone, la 18enne uccisa ad Arce in provincia di Frosinone nel 2001.

“Da tecnico e non da investigatore – ha detto il luogotenente Casamassima – e sulla base degli elementi isolati sul nastro adesivo, escludo che la ragazza sia stata uccisa sul posto dove è stato trovato il cadavere”.

Non solo, “Abbiamo analizzato i due nastri adesivi – dicono gli specialisti del Ris di Roma dei carabinieri, Vittorio Della Guardia, Ferdinando Scatamacchia e Rosario Casamassima che erano attorno alla testa e al sacchetto dell’Eurospin sul volto di Serena Mollicone, perché contenevano i capelli: su quelli ci siamo concentrati. I capelli erano importanti perché era stato trovato il frammento ligneo dalla professoressa Cattaneo che prevedeva quindi lo scontro di Serena contro la porta“. 

I carabinieri hanno anche ricostruito che Sulla suola delle scarpe di Serena Mollicone sono state rinvenute delle particelle “relative al settore del polish, della attività di carrozzeria e pulizia industriale”. Il fatto che gli “elementi cellulari” siano stati rinvenuti anche sui leggings “fa ritenere” che il contatto tra il corpo e l’oggetto “sia avvenuto quando questo era sdraiato”.

Alla domanda del sostituto procuratore generale uno dei carabinieri del Ris ha risposto: “Non posso escludere che possa esserci stata questa contaminazione di cui parlo nel portabagagli di un’auto. Perché gli utensili usati per l’attività di cui diciamo rilasciano e sporcano”. Questi “porterebbe all’ipotesi di un complice” ha detto allora il magistrato. “Come tecnico – ha spiegato il militare – ricordo che il cadavere era confezionato per non rilasciare liquidi”. E “per chiudere le vie aeree bisogna avere delle conoscenze di criminalistica”.

I nostri risultati non sono incerti” come scritto nella sentenza di primo grado e “non è vero nemmeno che sono inconcludenti”, continuano Vittorio Della Guardia, Ferdinando Scatamacchia e Rosario Casamassima, nel corso dell’udienza. Inoltre, “le analisi eseguite supportano l’ipotesi che Serena Mollicone sia entrata in caserma. Gli elementi, legno, resina e colla, che trovo sul nastro che avvolgeva il capo di Serena Mollicone sono riconducibili a una porta dell’alloggio della caserma “, hanno spiegato. E il frammento di vernice ha le stesse formazioni che sono presenti sullo sportello della caldaia acquisita nell’appartamento a trattativa privata all’interno della caserma”, hanno aggiunto spiegando nel dettaglio le analisi svolte. “Nella consulenza abbiamo provato a rafforzare un concetto, a prescindere dalla probabilità, abbiamo elementi che dicono una cosa e un’altra ancora. Il concetto è che se abbiamo trovato due elementi che stanno insieme hanno un valore maggiore“, hanno concluso. 

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