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Hamas, oltre 18 mila morti a Gaza. Netanyahu, "È finita, arrendetevi adesso" 

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Ultimo aggiornamento 11 Dicembre, 2023, 11:26:42 di Maurizio Barra

AGI –  Nessuno degli ostaggi nelle mani di Hamas lascerà vivo il territorio palestinese se le richieste del movimento islamico non saranno soddisfatte. Minacce cui le autorità israeliane hanno risposto intensificando i combattimenti. La guerra continuerà “finchè sarà necessario per garantire che Hamas non possa mai più danneggiare il nostro popolo”, ha detto il portavoce del governo israeliano Eylon Levy.

A Gaza rimangono circa 137 ostaggi, ha fatto sapere Israele, mentre la guerra ha già causato quasi 18 mila morti tra i palestinesi e 98 tra le forze armate dello stato ebraico. Il Qatar, principale mediatore tra le due parti, ha assicurato che gli sforzi per un nuovo cessate il fuoco e ulteriori rilasci di ostaggi “continueranno”, ma ha avvertito che i bombardamenti israeliani stanno “riducendo” le possibilità.

Il movimento islamico ha affermato che Israele ha lanciato una serie di “attacchi molto violenti” domenica mattina contro la città meridionale di Khan Younis e l’autostrada che collega la città a Rafah, sul confine con l’Egitto. L’esercito israeliano ha riferito di aver colpito più di 250 obiettivi in 24 ore, compresi i centri di Hamas e gli ingressi dei tunnel nel sud di Gaza. Secondo entrambe le parti, gli scontri tra soldati e miliziani palestinesi sono concentrati soprattutto nella regione di Khan Younis a sud, e a Jabaliya e Gaza City a nord. Da parte sua, Hamas ha continuato a lanciare razzi contro Israele; la stragrande maggioranza è stata intercettata.

Guterres paventa una “catastrofe”

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha avvertito che “la situazione si sta rapidamente evolvendo verso una catastrofe” che potrebbe avere conseguenze “irreversibili” per i palestinesi e la regione. Ha denunciato anche la “paralisi” delle Nazioni Unite di fronte alla guerra, dopo che gli Stati Uniti hanno posto il veto su una risoluzione per chiedere un cessate il fuoco. 

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso al presidente russo Vladimir Putin il suo “malcontento” per il fatto che la Russia abbia votato a favore e ha chiesto ai miliziani che per Hamas è finita ed è tempo di arrendersi. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha ricordato che la Russia “ha condannato fermamente” l’attacco “terroristico” del 7 ottobre, ma “non crede che sia accettabile utilizzare questo evento per infliggere una punizione collettiva a milioni di palestinesi”. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, quasi 1,9 milioni dei 2,4 milioni di abitanti di Gaza sono sfollati, di cui quasi un milione sono bambini.

Il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che “l’impatto del conflitto sulla salute è catastrofico” e ha avvertito che il sistema sanitario è “in ginocchio e al collasso”. L’Oms, che domenica ha adottato una risoluzione che chiede il “passaggio immediato, continuo e senza ostacoli degli aiuti umanitari”, e altre Ong mettono in guardia dalla diffusione di malattie dovute al sovraffollamento e alla mancanza di forniture di base.

Gran parte degli sfollati, cui è stato impedito di lasciare il territorio, sono fuggiti verso sud, trasformando la città di Rafah in un grande campo. Il direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), Philippe Lazzarini, ha denunciato in un articolo pubblicato sul Los Angeles Times lo sfollamento forzato degli abitanti di Gaza verso l’Egitto. “Se continuiamo su questa strada Gaza cesserà di essere una terra per i palestinesi”, ha scritto. 

L’Onu riesaminerà veto Usa sul cessate il fuoco Gaza

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite si riunirà martedì in una sessione speciale di emergenza per discutere il veto presentato dagli Stati Uniti all’ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza venerdì scorso, che chiedeva di fermare immediatamente il fuoco a Gaza. Il veto degli Stati Uniti, pur non essendo il primo utilizzato – quasi sempre per sostenere Israele – ha sollevato in questa occasione numerose critiche da parte del mondo musulmano, ma anche di Russia, Cina e Paesi africani e asiatici.

A seguito di una riforma delle procedure nel 2022, il presidente dell’Assemblea può convocare una sessione straordinaria ogni volta che uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito – si avvale del proprio diritto di veto per impedire una delibera che altrimenti avrebbe ottenuto la maggioranza necessaria (9 membri su 15).
La riproduzione è espressamente riservata © Agi 2023

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