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Papa Francesco: "Il lavoro che manca o precario è una grave ferita alla dignità"

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 13 Dicembre, 2023, 15:12:19 di Maurizio Barra

“La parola ‘lavoro’ oggi, purtroppo, ne evoca spesso la mancanza, e ciò rappresenta una grave ferita alla dignità di tante persone. Ma la dignità è ferita anche quando il lavoro non è sufficientemente stabile e compromette progetti e scelte di vita, come la creazione di una famiglia e il desiderio dei figli”. 

Papa Francesco nel Messaggio ai partecipanti alla II edizione di “LaborDi’: un cantiere per generare lavoro” promosso dalle Acli di Roma paragona il “vuoto” occupazionale a un “terreno che frana sotto i piedi, costringendo a camminare in equilibrio precario”.

“Non succede forse così – dice – tra tirocini, stage, lavori saltuari e interinali? E ancora: com’è possibile entrare degnamente nel cantiere del lavoro, se prima ancora, negli anni dello studio e della specializzazione, si è costretti a lottare per avere diritto a un tetto sotto cui dormire?”.

Il Pontefice fa notare che “davanti a questo senso di vuoto tanti, spaesati e demotivati, rinunciano e vanno altrove, ma ciò, oltre a provocare amarezza, costituisce una sconfitta, perché le risorse non mancano e vanno impiegate per realizzare sogni concreti, come quello di un lavoro stabile e duraturo, di una famiglia da formare, di tempo da dedicare gratuitamente agli altri nel volontariato”.   

“Contratti a termine, lavori così brevi che impediscono di progettare la vita, bassi redditi e basse tutele sembrano i muri di un labirinto dal quale non si riesce a trovare via d’uscita”, sottolinea ancora Papa Francesco. 

“Cari giovani, serve come il pane qualcuno che vi prenda per mano e vi aiuti a sconfiggere questa precarietà e questo senso di vuoto, tirandovi fuori dalle sabbie mobili dell’insicurezza”.

Papa Francesco, Vaticano 13/12/2023 AP

Papa Francesco, Vaticano 13/12/2023

Il lavoro che schiaccia e quello “mercificato”

Infine, non c’è solo un “lavoro che manca” ma c’è anche un “lavoro che schiaccia”: “pressione costante, ritmi forzati, stress che provoca ansia, spazio relazionale sempre più sacrificato in nome del profitto a tutti i costi”. 

Dice Francesco: “È il lavoro mercificato, che cresce nel nostro contesto, dominato da un mercato che per essere competitivo si fa sempre più accelerato e complesso”. 

Per non parlare di “alcune prospettive cupe in agguato: quella dell’illegalità, via di fuga dalla responsabilità verso il lavoro in nero, che poi finisce per rendere la coscienza dello stesso colore; quella di un lavoro disumanizzato, dove le moderne tecnologie, come l’intelligenza artificiale e la robotica, minacciano di sostituire la presenza dell’uomo; quella, infine, sempre più scandalosa e preoccupante, della mancanza di sicurezza sul lavoro, effetto della corsa febbrile a produrre di più ad ogni costo”. Il Papa ha infatti ricordato: “Quante vittime ci sono ancora sul posto di lavoro!”.

I cantieri di Roma

Infine il Papa ha parlato dei cantieri aperti ovunque a Roma. “Mi è venuta in mente un’immagine, quella di un grande cantiere: ce ne sono tanti in questo momento a Roma!”. E ha aggiunto: “È un’immagine che rivela due aspetti contrastanti: da una parte un cantiere, quando non c’è chi vi lavora, offre a chi guarda un senso di vuoto; dall’altra, quando è attivo, mostra la corsa febbrile di tante persone coinvolte”.

L’appello per il cessate il fuoco in Medio Oriente

Infine, al termine dell’udienza generale, il Papa ha rinnovato il suo appello “per un immediato cessate il fuoco umanitario”.

“Si soffre tanto lì, incoraggio tutte le parti coinvolte a riprendere i negozianti e chiedo a tutti di assumersi l’urgente impegno di far arrivare gli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza che è allo stremo e ne ha veramente bisogno. Si liberino subito tutti gli ostaggi che avevano visto una speranza nella tregua di qualche giorno fa”, ha detto e ha auspicato la fine di “questa grande sofferenza per gli israeliani e per i palestinesi. Per favore no alle armi, sì alla pace”.

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