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Cinquant'anni fa la strage all'aeroporto di Fiumicino, 32 morti e responsabili impuniti

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Ultimo aggiornamento 17 Dicembre, 2023, 20:59:49 di Maurizio Barra

Sono passati cinquant’anni dal drammatico attentato del 17 dicembre 1973 a Fiumicino, quando un commando di cinque palestinesi – poi identificato col gruppo eversivo Settembre Nero – fece prima irruzione all’aeroporto “Leonardo da Vinci”, poi lanciò una bomba al fosforo e due granate dirompenti all’interno di un aereo della Pan Am (diretto a Teheran, via Beirut, e fermo in una piazzola di parcheggio dello scalo romano). Infine, il gruppo di attentatori si dileguò verso i cieli del Medio Oriente, facendo scalo ad Atene, prima di concludere la fuga a bordo di un aereo Lufthansa in Kuwait. Il bilancio finale conta 32 vittime, la seconda più grave strage terroristica commessa sul suolo italiano (dopo l’attentato alla stazione di Bologna) per numero di morti.

“Il terrorismo offende i valori dell’umanità a partire dal diritto alla vita, lede l’incolumità individuale e collettiva, viola i diritti umani, minaccia pace e sicurezza universale”, ha commentato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E, proprio nel giorno del cinquantesimo anniversario dalla strage, i parenti delle sei vittime italiane (tra cui, il finanziere Antonio Zara) si sono incontrate per la prima volta durante la cerimonia di inaugurazione di una targa commemorativa installata proprio nel luogo del massacro.

Il corpo senza vita di Antonio Zara sulla pista Ansa

Il corpo senza vita di Antonio Zara sulla pista

Erano circa le 13 di lunedì 17 dicembre quando un commando terrorista, arrivato a Fiumicino con un volo dalla Spagna, irruppe nello scalo con armi ed esplosivi fra i passeggeri in attesa di imbarcarsi. Vennero sparate raffiche di mitra tra la folla, presi in ostaggio sei agenti e lanciati esplosivi all’interno di un Boeing 707 diretto a Teheran. Le immagini dell’aereo avvolto dal fumo fecero il giro del mondo, così come quelle degli ostaggi con le mani alzate al cielo. Morirono 32 persone, tra cui il finanziere ventenne Antonio Zara, che tentò di opporsi alla fuga dei terroristi. Uno di loro lo uccise con una raffica di mitra che lo raggiunse alla schiena.

L’azione criminale, che provocò anche il ferimento di 17 persone, terminò nella tarda serata del giorno dopo all’aeroporto di Kuwait City, dove furono liberati gli ostaggi e arrestati i terroristi. Il tutto dopo una sosta allo scalo di Atene, dove fu ucciso un altro ostaggio italiano, l’ingegnere Raffaele Narciso.

Un'altra immagine della strage al "Leonardo da Vinci" Ansa

Un’altra immagine della strage al “Leonardo da Vinci”

Oggi, all’aeroporto di Fiumicino, c’erano i parenti delle sei vittime, alcuni con indosso un fratino bianco, con i loro nomi e le loro foto. “Qualcosa si sta muovendo” ha detto Anna Narciso, figlia di Raffaele. “Il presidente della Repubblica ci rassicura che, forse, il silenzio di cinquant’anni sta per finire. Non vogliamo trovare un colpevole, non sono stati trovati cinquant’anni fa e non li troveranno mai, ma riteniamo che le vittime non vanno mai dimenticate. La memoria collettiva di queste cose è importante”.

A ricordare il cinquantesimo anniversario della strage sono stati anche numerosi esponenti di governo e istituzionali: il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha rinnovato l’appello alle istituzioni per “contrastare con determinazione il terrorismo in tutte le sue forme, rafforzando la cooperazione internazionale”. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dal palco di Atreju, ha ricordato l’attentato nel suo intervento.

Un pensiero, in particolare, è andato al finanziere Zara, omaggiato anche dalla Guardia di Finanza con una cerimonia solenne presso l’aeroporto “Leonardo da Vinci”. L’attentato – ha ricordato infine il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi – fu un atto gravissimo, il tentativo di imporre, con le armi e la forza, le ragioni dell’odio. Un colpo inferto ai valori della tolleranza e della pacifica convivenza tra popoli, che colpì duramente in quegli anni anche tanti altri Paesi occidentali”.

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