Ultimo aggiornamento 17 Dicembre, 2023, 21:52:58 di Maurizio Barra
Per tutta la campagna elettorale, Vucic e il nuovo leader dell’Sns, Milos Vucevic, hanno trasformato la consultazione in un referendum sulla propria azione politica, con l’invito agli elettori a scegliere tra la continuità, dando fiducia all’attuale politica di sviluppo, crescita economica e ammodernamento del Paese, o il ritorno al passato, votando per le opposizioni che, a loro dire, porterebbero la Serbia alla rovina. Il tutto nel quadro di alleanze internazionali, nell’ambito del processo di integrazione con l’Unione europea e alla luce del rapporto con la Russia di Putin, da Vucic considerato un modello e un alleato affidabile.
Il leader dell’opposizione Djilas: “Difendere la volontà politica con tutti i mezzi democratici”
Vucic, dopo aver votato stamane a Belgrado, si è detto fiducioso su una vittoria “convincente” del suo partito, auspicando al tempo stesso una massiccia affluenza alle urne: “Quando dico vittoria convincente, credo che la lista dell’Sns sarà vicina alla maggioranza assoluta o avrà la maggioranza assoluta”, ha detto ai giornalisti.
Nelle prime ore del mattino ha votato anche Dragan Djilas, ex sindaco di Belgrado e principale leader de La Serbia contro la violenza. Parlando con i giornalisti, Djilas ha auspicato che gli elettori potranno difendere la loro volontà politica con tutti i mezzi democratici, per vivere in un Paese normale e senza incertezze, senza criminalità e corruzione, senza prezzi alle stelle e nel quale si investa in istruzione e sanità, un Paese dal quale i giovani non siano costretti a emigrare.
Hanno votato anche la premier Ana Brnabic (Sns), il ministro degli Esteri Dacic e gran parte degli altri componenti del governo.
Voto locale per il rinnovo dei sindaci in 65 Comuni, compresa la capitale
Unitamente alle parlamentari, per le quali gli aventi diritto sono sei milioni e mezzo, oggi si vota anche per il rinnovo del Parlamento locale della Provincia autonoma della Voivodina (a nord) e per le Amministrative in 65 Comuni, compresa la capitale Belgrado, dove le opposizioni nutrono le maggiori speranze di successo. I serbi del Kosovo, per il rifiuto della dirigenza di Pristina di allestire seggi nei loro luoghi di residenza, potranno votare in quattro località del sud. A monitorare il voto, sono presenti oltre 5.500 osservatori di varie organizzazioni nazionali e internazionali, compresi 250 inviati dell’Osce. Gli oltre 8.200 seggi chiuderanno alle 20 e i primi risultati parziali sono previsti dopo le 21.
Nel sud, lunghe file ai seggi per i serbi residenti in Kosovo
I serbi del Kosovo si stanno recando numerosi a votare. Sin dalle prime ore del mattino, si sono formate lunghe file di auto e autobus ai principali valichi di frontiera di Merdare, Jarinje e Brnjak, con attese anche di due ore per entrare in Serbia. Per i serbi del Kosovo sono stati organizzati seggi a Vranje, Kursumlija, Raska e Tutin, tutte località non lontane dal confine, e per facilitare gli spostamenti le autorità di Belgrado hanno messo a disposizione decine di autobus.
Davanti ai seggi si registrano lunghe code. Il maggior partito dei serbi del Kosovo è Srpska Lista (SL), legato a doppio filo con il governo di Belgrado e con il Partito del progresso serbo. Sono appannaggio di Srpska Lista tutti i dieci seggi del Parlamento kosovaro riservati alla minoranza serba, che in Kosovo conta circa 120mila persone (la comunità più numerosa), concentrati in larga parte nel nord del Kosovo e in varie enclave sparse per il Paese. Nel Parlamento di Pristina 20 dei 120 seggi sono riservati a rappresentanti delle minoranze, dieci dei quali appunto ai serbi.
La Serbia non riconosce l’indipendenza proclamata dal Kosovo il 17 febbraio 2008 e continua a considerare tale territorio parte integrante della nazione; per loro, il Kosovo è una provincia meridionale a maggioranza albanese. La dirigenza di Pristina, con il sostegno dell’Osce (come avvenuto, del resto, negli anni scorsi), si è rifiutata di allestire seggi nei luoghi di residenza dei serbi locali, che sono considerati cittadini stranieri e che dovrebbero poter votare solo nell’Ufficio di collegamento della Serbia a Pristina, considerato alla stregua di un’ambasciata. Cosa, questa, ritenuta inaccettabile da Belgrado.
Il premier kosovaro aveva posto come condizione per il voto ai serbi la conclusione di un apposito accordo con la Serbia con il quale, in pratica, Belgrado avrebbe riconosciuto la sovranità e l’indipendenza del Kosovo. Proposta respinta immediatamente dalla dirigenza serba, che ha dato la possibilità ai serbi del Kosovo di recarsi a votare.
