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Iran, la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi di nuovo a processo

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 17 Dicembre, 2023, 22:19:09 di Maurizio Barra

L’attivista iraniana premio Nobel della Pace Narges Mohammadi di nuovo a processo. Il primo dopo il riconoscimento ricevuto a ottobre scorso, si terrà martedì prossimo. 

Lo fa sapere il marito e attivista Taghi Rahmani, in esilio a Parigi, riferendo che il 10 dicembre, giorno dell’assegnazione del prestigioso premio – ritirato dai due figli gemelli dell’attivista iraniana – la moglie è stata convocata nel reparto femminile del carcere di Evin a Teheran e tramite una notifica, è stata informata che il suo processo si sarebbe svolto alle 10 del mattino (ora locale) del 19 dicembre presso la sezione 26 del tribunale rivoluzionario. Quel giorno l’attivista aveva deciso di restare in sciopero della fame, per protesta contro le autorità che le negano cure e giustizia. 

In una notifica del tribunale di sicurezza del distretto 33, è stato inoltre annunciato che, su richiesta del ministero dell’Intelligence e per motivi politici e di sicurezza, l’esecuzione della eventuale condanna avrà luogo fuori Teheran.

Si ipotizza che le autorità intendano trasferirla in un altro carcere lontano dalla capitale visto che da Evin non solo riesce a far uscire i suoi messaggi ma ha anche trovato la solidarietà di altre detenute con cui ha organizzato diverse azioni di protesta. “Nessuna prigione rinchiuderà mai la mia voce” ha detto ieri in un’ intervista al Corriere della Sera avvenuta grazie a uno scambio di email.

Mohammadi entra ed esce dalle carceri iraniane da almeno 20 anni. Si tratta del terzo processo contro di lei in un tribunale rivoluzionario, a causa delle sue recenti attività in carcere. I processi penali in questi tipi di tribunali spesso si svolgono a porte chiuse, presieduti da religiosi, senza nessuna delle garanzie standard della procedura penale, come concedere tempo e accesso agli avvocati per preparare una difesa. 

Nei due casi precedenti, Mohammadi era stata condannata a 27 mesi di carcere e 4 mesi di lavori di pulizie. Oltre che dei processi a suo carico, il 29 novembre le autorità penitenziarie l’hanno informata della cessazione della possibilità di fare telefonate e di ricevere visite.  

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