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Egitto, Al-Sisi riconfermato presidente: "Il voto degli egiziani è un messaggio al mondo intero"

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Ultimo aggiornamento 18 Dicembre, 2023, 19:42:05 di Maurizio Barra

Continuare a costruire “la nuova Repubblica egiziana” di fronte alle grandi “sfide” democratiche che il Paese sta affrontando: la grave crisi economica e la guerra nella Striscia di Gaza che spinge ai suoi confini. E’ con queste premesse che il presidente Abdel Fattah al-Sisi stravince alle elezioni ed è rieletto per il suo terzo mandato alla guida dell’Egitto. 

L’Autorità elettorale nazionale egiziana ha parlato di “affluenza alle urne senza precedenti”: alle urne si è recato l’89,6%, circa 44,7 milioni di cittadini su quasi 67 milioni di aventi diritto. In netta crescita rispetto al 44,3% del referendum costituzionale del 2019 e al 41% delle presidenziali dell’anno precedente. 

“L’eroe di queste sfide è il grande cittadino egiziano che si è opposto al terrorismo e alla sua violenza, sostenendo la riforma economica e le sue conseguenze”, ha detto il presidente in un discorso televisivo, stringendo un patto sociale con i suoi elettori.  “La guerra in corso alle nostre frontiere orientali, che richiede di mobilitare tutti i nostri sforzi per prevenirne il proseguimento, rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale dell’Egitto e in generale per la causa palestinese”, ha sottolineato. 

Il presidente ha ottenuto 39.702.451 preferenze alle elezioni, tenutesi dal 10 al 12 dicembre. “La percentuale di voto è la più alta nella storia dell’Egitto”, ha dichiarato Hazem Badawy, capo della commissione. I voti validi sono stati 44.288.361, quelli invalidati 489.307.

Elezioni in Egitto, 2023 Getty

Elezioni in Egitto, 2023

L’ex capo dell’esercito golpista del 2013 che ha deposto i Fratelli musulmani dell’ex presidente Morsi, potrà ora governare per un nuovo mandato di sei anni dopo 9 anni di consolidato potere. Si è dichiarato “soddisfatto” del tasso di partecipazione degli egiziani alle elezioni e ha espresso il suo “più profondo” ringraziamento al suo popolo.  “La guerra ai confini orientali richiede sforzi unificati per fermarla, a causa delle minacce che pone alla sicurezza nazionale egiziana e alla causa palestinese”, ha detto in un discorso per celebrare la sua rielezione. “Il voto degli egiziani è stato un messaggio al mondo intero che esprime il loro rifiuto di questa guerra disumana e non solo la scelta del loro presidente in una prospettiva di progresso nella civiltà”, ha aggiunto.

Il voto è stato, infatti, segnato dal timore di un possibile esodo dei palestinesi in Egitto, ma anche dal malcontento generale segnato da un’inflazione ufficiale a quasi il 40% e il deprezzamento della sterlina egiziana. Nel Paese più popoloso del Nord Africa con 106 milioni di abitanti, due terzi vivono al di sotto o appena al di sopra della soglia di povertà.

Donne al voto in Egitto, 2023 Getty

Donne al voto in Egitto, 2023

Eletto presidente per la prima volta a metà del 2014 e poi rieletto nel 2018, la sua vittoria è stata considerata ampiamente scontata. Nel 2019 ha promosso una controversa riforma della Costituzione attraverso la quale dopo alcuni emendamenti costituzionali, approvati con un referendum generale, ha potuto, di fatto, aggiungere due anni al suo secondo mandato che gli hanno permesso di candidarsi per un terzo mandato di sei anni. Resterà in carica fino al 2030, il nuovo mandato comincerà ad aprile e dovrebbe essere l’ultimo, secondo la Costituzione egiziana. 

Le elezioni, previste per il 2024, sono state anticipate in considerazione delle misure severe e impopolari che il governo dovrà adottare per alleviare la grave crisi economica che attraversa il Paese e soddisfare le richieste del Fondo monetario internazionale.  

I suoi tre avversari figure politiche marginali, raramente viste durante la campagna elettorale e per lo più sconosciuti alla popolazione, hanno ottenuto poco o nulla. Hazem Omar, capo del Partito popolare repubblicano, è arrivato secondo con il 4,5% dei voti, seguito da Farid Zahran, capo del Partito socialdemocratico di opposizione, con il 4%. Abdel-Sanad Yamama, presidente del Partito Wafd, ha ottenuto meno del 2% dei voti.

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