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Openpolis, in Abruzzo oltre 80mila stranieri

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Ultimo aggiornamento 18 Dicembre, 2023, 22:16:23 di Maurizio Barra

Oltre 80mila persone di origine
straniera vivono in Abruzzo, e poco più di 2mila migranti sono
accolti nelle strutture di accoglienza dislocate in regione. Lo
rende noto un’analisi di Abruzzo Openpolis sulla base degli
ultimi dati disponibili sui centri che si riferiscono al 31
dicembre 2021.

   
A quella data circa il 10% dei comuni abruzzesi erano
interessati all’insediamento di centri, siano essi i centri di
accoglienza straordinaria (Cas) – ossia le strutture pensate
come eccezioni ma da anni ormai maggioritarie nel sistema – o
gli appartamenti in accoglienza diffusa del sistema ordinario
(Sai). I posti nei centri per richiedenti asilo e rifugiati in
Abruzzo nel 2021 erano 2.102. Di questi, il 61,9% (1.302
persone) dei posti era in un centro di accoglienza straordinario
(Cas) e il rimanente 39,1% nel sistema ordinario (Sai).

   
In tutto, si tratta di 120 strutture – tra appartamenti in
accoglienza diffusa e centri collettivi – in 37 comuni. Il
comune interessato da più posti per l’accoglienza era il
capoluogo di regione L’Aquila (235 persone, di 199 nei Cas),
seguito da Roseto degli Abruzzi nel Teramano (200 richiedenti
asilo, di cui 150 nei Cas) e Vasto, nel Chietino, dove nel 2021
venivano ospitati 150 richiedenti asilo e rifugiati, di cui 50
nei centri straordinari.

   
In questo senso ci sono peculiarità storiche in Abruzzo che
favoriscono alcuni insediamenti in particolare. È il caso della
comunità senegalese a Pescara, radicata da molti anni, o di
quella marocchina legata alla coltivazione dell’altopiano del
Fucino, in provincia dell’Aquila. Con quasi 22mila persone, la
comunità di stranieri residenti in Abruzzo più numerosa è quella
rumena, più del doppio delle persone appartenenti alla seconda
comunità più importante, l’albanese, che all’inizio di
quest’anno contava più di 10mila residenti. Le persone rumene e
albanesi, sommate, rappresentano il 40,1% di tutti gli stranieri
in Abruzzo. Una percentuale superiore al dato nazionale: queste
due comunità, infatti, rappresentano il 29,8% del totale degli
stranieri residenti nel paese. Secondo l’inchiesta occorre
implementare le politiche pubbliche per migliorare
l’integrazione nei centri urbani.

   

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