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In Veneto una 'rete' per la cura dei tumori neuroendocrini

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 19 Dicembre, 2023, 21:33:52 di Maurizio Barra



Il Veneto entra nel futuro della
lotta ai tumori neuroendocrini, grazie a un ‘modello a rete’ che
coinvolge l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di
Verona, Centro di riferimento internazionale per la cura dei
tumori neuroendocrini (Net), e i tre centri già attivi
nell’erogazione della terapia con radioligandi: l’Irccs di
Negrar (Verona), che riceve il 65% dei pazienti, l’Istituto
Oncologico Veneto di Padova e l’Ospedale Sant’Angelo di Mestre
(Venezia).


   
La Regione è così in grado oggi di offrire sul territorio,
fin dalla diagnosi, una strategia terapeutica innovativa che sta
rivoluzionando la cura del cancro proprio a partire dai tumori
endocrini, non solo azzerando le fughe extraregionali ma
accogliendo pazienti da altre regioni, che accedono per una
presa in carico globale, soprattutto nel centro di Verona.


   
Quello di Verona è inserito, unico in Veneto, tra gli otto
centri di eccellenza ‘Enets’ (European Neuroendocrine Tumor
Society) in Italia per la diagnosi e cura dei tumori
neuroendocrini, nonché tra gli 11 centri italiani di riferimento
della Rete Europea Euracan.


   
“I Net sono una patologia rara con un’incidenza di 5 casi per
ogni 100mila abitanti – dichiara Sara Cingarlini, oncologa
dell’Aoui di Verona e referente per la qualità del Centro Enets
– ma in costante aumento, e il nostro centro esegue circa 150
nuove diagnosi all’anno. Più del 70% dei casi proviene da fuori
regione. In questa casistica vi è un’ampia eterogeneità: vi sono
tumori neuroendocrini che possono essere trattati con chirurgia
e asportazione radicale, e altri diagnosticati in fase
metastatica, non più operabili per cui è necessario intervenire
in maniera sistemica. La maggior parte di questi casi di
neoplasie interessa il tratto gastrointestinale, e sono quelli
che oggi possono beneficiare dell’innovativa opzione terapeutica
con radioligandi: la nuova frontiera della medicina di
precisione in ambito medico nucleare, in grado di ‘taggare’ e
colpire insieme le cellule tumorali, distinguendole
selettivamente da quelle sane senza danneggiarle”.


   
I radioligandi sono composti da due elementi: una molecola
“ligando”, cioè un vettore in grado di riconoscere e legarsi
alle cellule tumorali, ‘agganciata’ a un isotopo radioattivo
che, in questo modo, viene trasportato direttamente sulle
cellule malate. Raggiunto il bersaglio finale l’isotopo irradia
selettivamente le cellule tumorali, provocandone la morte. Si
tratta dunque di una terapia target di ultra-precisione, che
unisce un’elevata efficacia, sicurezza e tollerabilità a una
minima tossicità.


   

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