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Dipendenti Abramo CC,'protesta alla Regione e Capodanno Rai'

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 20 Dicembre, 2023, 23:41:01 di Maurizio Barra

Spostare la protesta alla
cittadella regionale e sotto il palco del Capodanno Rai che si
sta costruendo a Crotone. Sono queste le intenzioni dei
dipendenti della Abramo Customer center di Crotone per alzare il
livello della protesta contro la decisione dell’azienda di
porre, dall’1 gennaio 2024, 493 dipendenti in cassa integrazione
a 0 ore. Provvedimento che coinvolge i dipendenti delle sedi di
Catanzaro, Montalto Uffugo, Crotone e Palermo dopo la scelta di
Tim di non rinnovare i contratti di call center per una serie di
servizi.

   
Dopo la protesta spontanea di ieri, a Crotone, stamani in
tutte le sedi è iniziato il primo dei due giorni di sciopero
proclamati dalle segreterie regionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl,
Uilcom-Uil ed Ugl-Telecomunicazioni. A Crotone, dove i
lavoratori coinvolti dalla Cig sono 90, tutti i 500 dipendenti
della Abramo CC si sono ritrovati nel piazzale dell’azienda che
proprio qui ha visto gli albori a fine anni Novanta. In attesa
di avere risposte da Prefettura e Regione Calabria, alla quale i
sindacati hanno chiesto di convocare incontri sulla vertenza, i
dipendenti sono orientati a non attendere oltre ed andare alla
Regione “visto che né il presidente Occhiuto, né l’assessore al
lavoro Calabrese si stanno interessando di un problema che
coinvolge centinaia di lavoratori”.

   
Sotto accusa sono gli amministratori straordinari della
Abramo CC – che si sono fatti sentire ieri chiedendo di non
creare danni all’azienda con la protesta inscenata – ma anche la
Tim che con ha tolto i servizi all’Abramo. “Tre settimane fa ci
hanno fatto fare dei corsi di formazioni per nuove lavorazioni –
spiega una dipendente – ed oggi ci tolgono d’improvviso le
commesse. Grazie a noi Tim ha sviluppato i suo servizi e li ha
migliorati per la gestione del cliente. Questo è il
ringraziamento: ci ha dato il ‘pacco’ di Natale”.

   
Sotto accusa anche i sindacati che per molti lavoratori non
hanno saputo gestire la vertenza, lasciando troppi spazi agli
amministratori giudiziari ed alla Tim, e non sono riusciti a
portare il problema a livello nazionale.

   

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