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Cardinale Zuppi: "chi salva i migranti non va criminalizzato"

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Ultimo aggiornamento 24 Dicembre, 2023, 12:37:39 di Maurizio Barra

 “Se le Ong sono complici degli scafisti, allora lo sono tutti quelli che salvano i profughi in mare, a iniziare dalla Guardia Costiera che compie il 95 per cento dei salvataggi. Guai a criminalizzare l’umanitario! Se ci fossero responsabilità o connivenze, è bene che siano condannate. Altrimenti cercherei e indicherei i veri scafisti, come ha sempre fatto il nostro giornale, Avvenire, con grande coraggio”. Lo spiega il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, in un’intervista al Corriere della Sera.
    “I cristiani, ma direi tutte le persone, devono fare il possibile per salvare le vite umane. Un solo morto in mare è una sconfitta per tutti”, prosegue Zuppi.
    Il presidente della Cei, per volere di Papa Francesco, è impegnato per cercare di fermare la guerra in Ucraina. “Qualcosa si muove. Sono stato a Kiev e a Mosca. Sono stato a Washington e a Pechino. Sia i russi sia gli ucraini hanno riconosciuto il ruolo della Santa Sede – spiega – . I nunzi nelle due capitali stanno facendo un lavoro egregio. Certo, vorremmo molti più risultati sul ritorno dei bambini. Non perderemo nessuna opportunità per farlo. Non è possibile che oltre alle armi non ci sia altro per sconfiggere la guerra”.
    Per giungere alla pace secondo il cardinale “dobbiamo uscire dalla logica della vittoria militare come unica possibilità e del dialogo come resa. Non è ingenuo credere che le guerre trovano una pace giusta solo con il dialogo! – prosegue -. La Cina è una grande e indispensabile risorsa. E può certamente aiutare a trovare la pace in Ucraina”.
    Ha scatenato polemiche la proposta di legge di Fratelli d’Italia riguardante il presepe nelle scuole. “Non vorrei che il presepe, che è bellissimo e umanissimo così com’è, pieno di umano e divino e che è già per tutti, diventasse antipatico e divisivo – commenta il presidente della Cei -. A volte con la giusta preoccupazione dell’accoglienza pensiamo che questa significhi nascondere la storia, i tratti della nostra casa”.
   
   

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