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Ceruti e Bellusci, umanesimo planetario o transumanesimo

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 28 Dicembre, 2023, 15:20:21 di Maurizio Barra

(di Francesco De Filippo)
MAURO CERUTI e FRANCESCO BELLUSCI,
UMANIZZARE LA MODERNITA’ (Raffaello Cortina Editore; 134 pag.;
14 euro) Un umanesimo planetario: è la soluzione alla crisi
della modernità (o post modernità) e alle minacce di questi anni
tra climate change, cyberattacchi, squilibri demografici,
nucleare, AI, pandemie, scarsità di risorse naturali, crisi
economiche. Mauro Ceruti, tra i primi a occuparsi del pensiero
della complessità, e il saggista Francesco Bellusci, ne sono
convinti, riprendendo Edgar Morin, primo propugnatore della
proposta di un umanesimo planetario.

   
“L’Umanesimo è il movimento intellettuale e culturale che,
tra Quattrocento e Cinquecento, pone l’uomo a fondamento di se
stesso e di ogni valore”, ricordano Ceruti e Bellusci. Umanesimo
planetario è la stessa corrente di pensiero e azione ma a
livello globale: se le sfide non sono più limitate a un luogo o
a uno Stato, ma globali, ne discende che le soluzioni richiedano
un analogo, corale impegno di tutti i popoli. Non c’è scelta: il
futuro è incerto, in bilico tra progresso nello Spazio e degrado
ambientale sulla Terra, tra salvaguardia della specie e
potenziamento dei corpi, pronti a consegnarci a “macchine
intelligenti”. Umanesimo planetario – sorta di società-mondo – o
il suo antagonista, transumanesimo, cioè “spregio della
corporeità e della materialità dell’ esistenza, che assegna alla
tecnoscienza il compito messianico di superare la condizione
umana” risuscitando l’ immortalità e rifiutando la
vulnerabilità”. I due studiosi ricorrono alle indicazioni di
Baruch Spinoza: “Non reagire emotivamente, cercare di
comprendere”. Ma comprendere secondo nuovi paradigmi, osservando
l’umano ora orfano di quel concetto di progresso – prima di
Auguste Comte poi del Positivismo – che nella storia ci sia una
legge che tende alla perfezione e alla felicità dell’uomo.

   
Principio frantumato dalle due guerre mondiali. Catastrofismo?
No, crollo del determinismo, di un futuro salvifico. Il genere
umano è svezzato, la vita deve costruirsela da solo, tutti
insieme, connessi e interdipendenti.

   
Il libro torna di continuo su questo concetto, rispolverando
Kant, Condorcet e chiamando nel dibattito Merleau-Ponty,
Zambrano, Latour, per citarne alcuni. Ma le guerre in corso
riaffermano i principi di dominio di seimila anni fa,
trascinando l’umanità nella direzione opposta a quella indicata
dagli autori.

   

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