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Capodanno in bianco e nero nel Giappone di mille colori

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Ultimo aggiornamento 29 Dicembre, 2023, 22:58:59 di Maurizio Barra

LAURA IMAI MESSINA, ‘IL GIAPPONE A COLORI’ (EINAUDI, PP. 328 – 21,00 EURO

Illustrazioni di Barbara Baldi) Ecco un libro di un fascino incredibile, in cui trovare anche curiosità particolari e eleganti sul capodanno, che ci introduce, attraverso la storia e la spiegazione dei mille colori dalle più labili sfumature e differenze, alla tradizione e alla ricchezza della raffinatissima cultura giapponese, intrecciando storia, costume, mito, linguistica, letteratura.
    Sono pagine che non si leggono d’un fiato, ma che si centellinano e cui si torna ogni tanto per andare avanti e scoprire come, grazie alle infinte minuscole differenze, alle occasioni più varie, il mondo sia una cosa meravigliosa.
    Un’occasione è appunto in questi giorni il capodanno che fa risuonare in tutto il Giappne migliaia di campane e “di rintocco in rintocco, l’enorme campana color nero fumo di ogni tempio scandisce la liberazione dalle 108 passioni umane, i desideri mondani senza i quali le persone comuni posso aspirare alla liberazione” e vivono i due colori principali dell’inverno, il bianco della neve e il nero preso dagli alberi spogli, perse tutte le foglie.
    Nelle feste dei giorni di passaggio tra un anno e l’altro bianchi sono i mochi, grandi torte di riso pressato che vengono offerte nelle festività più importanti con sopra adagiato un mandarino, che si affiancano al Bianco Washi del sacro, delle striscioline ornamentali di carta che segnalano chiara la presenza degli dei. Ma a loro a capodanno c’è da aggiungere il Color Soba Tagliata, un grigio chiaro con una leggera sfumatura arancione che richiama i toni dei sobakiri, spaghetti di grano saraceno macinato integrale, senza togliergli la pula, i cui vermicelli con la loro lunghezza esprimono l’augurio di vita lunga e sottile, nel senso di serena, senza preoccupazioni.
    All’inizio dell’anno nuovo ecco i giorni dall’1 al 5 gennaio de ‘Il grano spunta sotto la neve’, nome della 66/a delle 72 microstagioni in cui si suddividono le quattro principali nel gioco giapponese di attenzione infinita al variare della natura.
    Questa evoca una girandola di colori perché, nel momento in cui il mondo appare assopito nel bianco, i segni della primavera si stanno silenziosamente formando.
    L’autrice è Laura Imai Messina, scrittrice che vive da vent’anni a Tokyo dove insegna italiano all’università, i cui ultimi libri, dopo ‘Tokyo tutto l’anno – Viaggio sentimentale nella grande metropoli’, ci introducono con poesia e stupore a quel mondo lontano, attraverso i particolari della sua cultura e tradizione ricchissima, sia con lavori di narrativa, sia di saggistica. Questo, che ci guida in un viaggio dell’immaginazione e epico assieme sul filo delle infinite nuance di colori codificate e scoperte in Giappone, era stato preceduto due anni fa da un romanzo, ‘Le vite nascoste dei colori’ (Einaudi, pp. 328 – 18,50 euro) sull’incontro tra Mio, che sa cogliere e nominare tutti i colori del mondo, che sono il suo alfabeto, il suo sguardo segreto, appreso attraverso la danza dell’ago e dei fili nell’atelier di famiglia di kimono nuziali, con Aoi, che accompagna le persone nel giorno più buio, preparando chi se ne va e, allo stesso modo, anche chi resta.
    Inseguendo i colori, ci si aprono davanti storie, tradizioni, leggende meravigliose e affascinanti che non possono non coinvolgere il lettore, che saprà così quante sfumature di un sentimento d’amore si possono comunicare solo attraverso la scelta del colore della carta di una lettera. Ma non basta: “Cade una pioggia color Rikyu” dice un verso del poeta Kithara, ma Rikyu è un maestro della cerimonia del tè vissuto secoli prima e scopriremo così come una persona sia potuta diventare un colore, una precisa, delicata sfumatura di grigio. Oppure ecco che soffermandosi su un carattere nel nome di un grigio particolare, Color Lama Smussata, leggiamo che questi fa riferimento a una katana poco affilata, ma anche, relativo a persone, a un individuo di poche capacità nel suo lavoro, rimandando a sensi intorpiditi e fiacchi: “È un colore che pare fermarsi prima di raggiungere l’obiettivo”, annota la nostra autrice.
    E in tutta questa infinita precisione ecco che spunta anche il Color Vaghezza, ovviamente difficile da descrivere, forse un caldo beige con sfumature rossastre, che fa riferimento al cielo che sovrasta l’isola di Awashima, “colore perfetto per raccontare una storia che non si sa dove andrà a finire”, per definire il colore di una lettera scritta con la certezza di un nome, a una persona che non c’è più, e quindi che via via svanisce durante la scrittura. 
   

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