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L'infrastruttura fa cultura, l'equipe di archeologi di Terna

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 30 Dicembre, 2023, 14:22:51 di Maurizio Barra

Resti di strade romane, abitazioni e
edifici produttivi, antichi sistemi idraulici, necropoli con
ricchi corredi ceramici e metallici, tombe monumentali:
l’immenso patrimonio archeologico che è ancora custodito sotto
gli strati di terra di un territorio ricco di storia come quello
italiano, è spesso motivo di intralcio ai lavori di
infrastrutturazione del paese. Ma l’incontro tra il passato e il
futuro, passando per il presente, può anche essere un’occasione
di scoperta e valorizzazione del nostro patrimonio archeologico.

   
Lo fa Terna, gestore della rete elettrica nazionale e regista
della transizione ecologica, una delle prime aziende in Italia
che si è strutturata con un team dedicato all’ “archeologia
preventiva”. L’azienda si è infatti dotata di una Unità
Archeologia, un’equipe composta da vari archeologi in grado di
seguire direttamente tutte le fasi previste dalla verifica
preventiva dell’interesse archeologico, nell’ambito del processo
di progettazione di un’opera.

   
L’obiettivo per la società è duplice: evitare l’allungamento
dei tempi e dei costi di realizzazione a seguito del
rinvenimento di un elemento archeologico e tutelare i reperti
fino alla successiva fase di valorizzazione e restituzione ai
territori. L’attività dei professionisti specializzati in questo
ambito è anche finalizzata alla valutazione del rischio
archeologico dei progetti e a garantire, contestualmente, la
tutela del patrimonio archeologico nazionale.

   
Un esempio virtuoso dell’attività di archeologia preventiva
è, ad esempio, quello che riguarda, in Sicilia, il ritrovamento
di un tratto di condotto, in gran parte ipogeo, riconducibile
all’Acquedotto Cornelio di epoca romana. Uno scavo archeologico
che interessa l’area del Comune di Termini Imerese in cui
sorgerà la stazione di conversione del tratto ovest del
Tyrrhenian Link, il collegamento elettrico sottomarino che unirà
la Sicilia alla Campania e alla Sardegna. Il condotto rinvenuto
verrà distaccato e trasportato prima in un’area di collocamento
temporaneo e poi ricostruito, almeno in parte, in un’area che
verrà individuata per l’esposizione.

   

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