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Chi era Al-Arouri, il numero 2 di Hamas ucciso in un attacco a Beirut

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Ultimo aggiornamento 3 Gennaio, 2024, 03:39:08 di Maurizio Barra

Saleh Al-Arouri, nato a Ramallah nella Cisgiordania occupata nel 1966, era uno dei massimi dirigenti del gruppo islamista in cui militava dal 1987 quando, allora studente di diritto islamico all’Università di Hebron, guidava il movimento studentesco della formazione palestinese. Era stato più volte arrestato da Israele, anche per lunghi periodi, in particolare dal 1985 al 1992 e poi dal  1992 al 2007. Negli anni successivi si trasferì a Damasco, dove entrò  a far parte dell’ufficio politico di Hamas guidato da Khaled Meshaal. Quando quest’ultimo lasciò la capitale siriana all’inizio della guerra civile, al-Arouri si spostò a Istanbul, in Turchia, dove rimase fino alla fine del 2015. Da lì si diresse in Libano. Secondo Ynet, la partenza di al-Arouri dalla Turchia fu causata dal riavvicinamento tra Turchia ed Israele successivo alla crisi della  Freedom Flotilla (l’incidente della Freedom Flotilla o Mavi Marmara si è verificato il 31 maggio 2010 quando una flottiglia di attivisti pro-palestinesi aveva tentato di violare il blocco israeliano e portare aiuti alla Strscia. Venne intercettata da forze navali israeliane nelle acque internazionali e l’incidente provocò 10 morti e decine di feriti).

Si ritiene che dal Libano al-Arouri dirigesse le attività di Hamas in Cisgiordania. Il vice di Ismail Haniyeh ha guidato la delegazione di Hamas nei colloqui di riconciliazione con Fatah e ha contribuito a negoziare il rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit, nel 2011, in cambio della liberazione di 1.027 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra cui Yahya Sinwar e Rawhi Mushtaha. Secondo l’intelligence dello Stato ebraico, oltre ad aver avuto un ruolo in numerosi attentati, fu suo il piano di rapire e uccidere nel giugno 2014 i tre adolescenti israeliani Gilad Shaar, Eyal Yifrach e Naftali Fraenkel.

Al-Arouri è stato, oltre che il vice capo dell’ufficio politico di Hamas, uno dei fondatori del braccio armato del gruppo palestinese, le Brigate Qassam. Nelle ultime settimane era stato il portavoce di Hamas per l’attacco a Israele. Il mese scorso aveva dichiarato ad Al Jazeera che Hamas non avrebbe discusso un accordo di scambio di prigionieri prima che fosse posta fine l’offensiva israeliana su Gaza. “La resistenza è pronta per tutti gli scenari militari”, aveva dichiarato. “Non c’è paura o preoccupazione per la resistenza. Vincerà”.

A ottobre, le forze israeliane hanno demolito la sua casa vicino a Ramallah. Nel 2015 il governo degli Stati Uniti lo ha designato come “terrorista globale” e aveva messo in campo una ricompensa di 5 milioni di dollari per avere informazioni su di lui.

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