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Egitto sospende la sua mediazione dopo l'uccisione di Arouri

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Ultimo aggiornamento 3 Gennaio, 2024, 17:41:37 di Maurizio Barra

L’Egitto ha ufficialmente informato Israele di aver congelato il suo ruolo di mediatore tra lo Stato ebraico e le fazioni palestinesi nei negoziati sugli ostaggi, dopo l’uccisione del numero 2 di Hamas, Saleh Al-Arouri. Lo riferiscono fonti egiziane alla tv israeliana Kan.

Uno sciopero generale del commercio è in corso nelle principali città della Cisgiordania – fra cui Ramallah, Nablus e Hebron – in protesta per l’uccisione, avvenuta ieri a Beirut, del numero 2 di Hamas Saleh al-Arouri, che era originario del villaggio di Arura (Ramallah). Altre manifestazioni sono previste per oggi. Ieri un dirigente di al-Fatah, Jibril Rajoub, ha telefonato al leader di Hamas Ismail Haniyeh per esprimere condoglianze ”per la scomparsa di questa grande figura nazionale”. Con la sua uccisione, ha aggiunto, ”la Palestina ha perso uno dei suoi leali figli combattenti, che si sono immolati per la causa nazionale”.

Il governo libanese esorta Hezbollah a non rispondere all’uccisione di al Arouri. Lo ha detto il ministro degli Esteri del Paese, Abdallah Bou Habib, alla radio della Bbc: “Li esortiamo a non rispondere da soli e dialoghiamo con loro a questo riguardo”. “Siamo molto preoccupati. I libanesi non vogliono essere trascinati, anche Hezbollah non vuole essere trascinato in una guerra regionale”, ha aggiunto secondo quanto riporta SkyNews.

Il portavoce militare del gruppo Houthi dello Yemen, sostenuto dall’Iran, afferma che l’organizzazione ha “preso di mira” la nave portacontainer Cma Cgm Tage diretta in Israele, come riferisce il Guardian. Yahya Sarea ha aggiunto che “qualsiasi attacco degli Usa non passerà senza una risposta o una punizione”. Nella notte l’agenzia per le operazioni commerciali marittime del Regno Unito (Ukmto) ha reso noto che sono state segnalate 3 esplosioni vicino a una nave mercantile nello stretto di Bab el-Mandeb. Gli Houthi sostengono che i loro attacchi sono in solidarietà con i palestinesi di Gaza.

L’esercito ha annunciato oggi la morte di un altro soldato nei combattimenti in corso nel nord della striscia di Gaza. Sale così a 175 il bilancio dei caduti israeliani dall’inizio delle operazioni terrestri lanciate nella Striscia alla fine di ottobre. Intanto l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha reso noto che dall’inizio delle ostilità a Gaza sono stati uccisi 142 suoi dipendenti (all’1/1). L’agenzia stima inoltre che gli sfollati interni nella Striscia sono 1,9 milioni, ovvero oltre l’85% della popolazione. Al 30/12/23, quasi 1,4 milioni di sfollati interni erano rifugiati in 155 strutture dell’Unrwa in tutti e 5 i governatorati della Striscia di Gaza, di cui 160.000 nel nord e a Gaza City. Circa 400.000 persone si trovano nelle vicinanze di queste strutture e ricevono assistenza dall’agenzia. In totale, 1,79 milioni di sfollati interni ricevono assistenza dall’Unrwa.

Sono 22.313 i morti a Gaza dall’inizio delle ostilità tra Hamas e Israele: lo ha annunciato il ministero della Sanità della Striscia, che tuttavia non chiarisce quante siano le vittime tra i civili e quante tra i miliziani uccisi nei combattimenti.

Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, questa mattina decine di coloni israeliani hanno fatto irruzione nel complesso della Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, sotto la protezione della polizia di occupazione, e hanno compiuto rituali talmudici nelle vicinanze. Testimoni hanno raccontato che i coloni sono entrati nel complesso in gruppi separati e hanno fatto dei giri nei cortili della moschea. Intanto il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, di estrema destra e leader dei coloni, ha respinto le critiche degli Usa alla sua richiesta di trasferimento degli abitanti di Gaza dal territorio palestinese. “Gli Stati Uniti sono i nostri migliori amici, ma prima di tutto faremo ciò che è meglio per lo Stato di Israele: la migrazione di centinaia di migliaia di persone da Gaza permetterà ai residenti (israeliani) di tornare a casa e vivere in sicurezza e proteggerà i soldati dell’esercito israeliano”, ha scritto su X.

Quello che abbiamo imparato negli ultimi 30 anni, e che stiamo imparando ora con la tragedia vissuta a Gaza, è che la soluzione deve essere imposta dall’esterno”. Lo ha detto l’alto rappresentante Ue Josep Borrell a Lisbona, dove ha partecipato al Seminario Diplomatico 2024 del ministero degli Affari Esteri portoghese. “La pace sarà raggiunta in modo duraturo solo se la comunità internazionale si impegnerà intensamente per raggiungerla e imporrà una soluzione”, ha detto indicando gli Stati Uniti, l’Europa e i Paesi arabi come gli attori responsabili per trovare una soluzione. 

A Beirut ucciso anche l’uomo chiave dei rapporti con gli Houthi

All’indomani dell’attacco a Beirut in cui è stato ucciso il numero 2 di Hamas Saleh al-Arouri, cominciano ad amergere i profili e l’importanza nell’organizzazione terroristica delle altre vittime dell’esplosione di ieri. Avvenuta nel quartiere di Dahah, il cuore dell’attività di Hezbollah nella capitale libanese. Secondo fonti del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, Samir Effendi (detto Abu Amer), 54 anni, era il contatto principale di Hamas con il gruppo Houthi dello Yemen, sostenuto dall’Iran. Effendi, comandante in Libano delle brigate Az ad-Din al-Qassam, ha fatto parte di Hamas per 30 anni, iniziando la sua attività nell’apparato di sicurezza dell’organizzazione terroristica. Quest’anno i partiti politici libanesi hanno consegnato a Hezbollah un elenco di nomi di membri di Hamas che pianificavano operazioni contro Israele dal territorio libanese e Effendi era in cima alla lista. Le autorità israeliane ritengono che dietro il lancio di razzi dal Libano cominciato nei giorni della Pasqua ebraica ci fosse proprio lui insieme con al-Arouri. L’altro partecipante di rilievo alla riunione di ieri ucciso dall’esplosione era Azzam al-Aqra, che ha operato in Siria, Arabia Saudita e Turchia, prima di prendere parte a diversi attacchi terroristici anche in Cisgiordania. Membro anziano del quartier generale di Hamas in Siria, per suo conto sono stati messi a segno attacchi terroristici in Siria e Turchia. Dopo che Hamas lasciò la Siria per la guerra civile, al-Aqra trasferì la sua sede in Arabia Saudita, da dove lanciò gli attentati nella Cisgiordania. Successivamente si è trasferito in Turchia e ha vissuto a Istanbul.

Netanyahu evoca possibile esilio della leadership di Hamas

L’esilio all’estero della leadership di Hamas a Gaza è stata evocata ieri in un incontro fra Benyamin Netanyahu ed una delegazione di familiari degli ostaggi israeliani trattenuti da tre mesi nella Striscia. Secondo un portavoce delle famiglie, in risposta ad una domanda il premier ha detto che ”il loro esilio è in effetti una delle opzioni che vengono esaminate da Israele”. Nei giorni scorsi la televisione pubblica Kan aveva riferito che i responsabili israeliani sono convinti che diversi Stati (”fra cui il Qatar”) potrebbero accogliere i leader di Hamas di Gaza, se fossero espulsi. Ma finora, aveva aggiunto l’emittente, ”non c’è niente di concreto”. Israele potrebbe sostenere quella formula, secondo la emittente, se essa non fosse in contrasto con gli obiettivi stabiliti della guerra: ossia la demolizione definitiva delle capacita’ militari e governative di Hamas a Gaza.

Hamas identifica i sei uccisi a Beirut, ‘organizzatori attacchi’

Secondo Al Jazeera, Hamas ha identificato i sei palestinesi uccisi ieri nell’attacco a Beirut in cui è morto Saleh al-Arouri. Si tratta di Samir Effendi (il soprannome è Abu Amer), del braccio armato di Hamas, era ritenuto capo della divisione tecnologica dell’organizzazione terroristica in Libano e responsabile dell’azione militare di Hamas nel sud del Paese, come riferisce Ynet. Azzam al-Aqra, delle Brigate Qassam, ritenuto da Israele come l’organizzatore in Libano degli attacchi terroristici allo Stato ebraico. Secondo la tv israeliana Kan gli altri uccisi sono Muhammed Shahin, Muhammad al Rayes, Muhammad Bashasha, membri del gruppo armato Al Jamaa al-Islamyia, che opera tra Libano e Siria ai confini con Israele. L’ultimo è Ahmed Hammoud, membro di Hamas. Secondo i media israeliani, a Beirut ieri pomeriggio i rappresentanti di Al Jamaa al-Islamyia avevano avuto un incontro con i leader di Hamas. Non era invece nell’appartamento colpito da un missile Halil al-Haya, che le prime notizie di ieri sera davano tra le vittime.

Esercito Israele estende le operazioni nel centro di Gaza

L’esercito sta estendendo oggi le operazioni nel settore centrale della striscia di Gaza, a ridosso della citta’ di Khan Yunis Fonti locali riferiscono che nella notte l’aviazione ha bombardato a Ein Jallut, presso Nusseirat, cinque grattacieli che erano stati sgomberati in precedenza su ordine dell’esercito. Oggi l’esercito ha pubblicato ordini di evacuazione ad altri rioni di Nusseirat, ai cui abitanti e’ stato indicato di spostarsi verso la vicina localita’ di Deir el-Ballah. Secondo fonti locali, le truppe di terra israeliane avanzano oggi nell’area compresa fra il campo profughi di el-Bureij e Nusseirat. Piu’ a sud quelle forze sono attive anche a Huz’a, dove – secondo l’esercito – sono state scoperte fortificazioni sotterranee di Hamas. All’interno di una scuola, aggiunge l’esercito, e’ stato trovato l’imbocco di un tunnel militare. ”Un terrorista che aveva cercato di collocare un ordigno a ridosso di un carro armato – ha aggiunto – e’ stato ucciso”. Proprio da Huz’a il 7 ottobre era stato lanciato il cruento attacco contro il vicino kibbutz di Nir Oz.

Tajani: “Il nostro primo obiettivo, dell’Italia e del G7, è impedire che il conflitto si allarghi”

“Il nostro primo obiettivo, dell’Italia e del G7, è impedire che il conflitto si allarghi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Rai News 24 intervenendo sulla guerra a Gaza.

“Tutte le nostre iniziative sono portate a ridurre la tensione, in un contesto veramente molto deteriorato perché non c’è soltanto la guerra che si sta combattendo nella Striscia di Gaza, c’è lo scontro tra Israele e gli Hezbollah al confine settentrionale e poi ci sono i ribelli yemeniti che stanno attaccando i mercantili nel Mar Rosso”, ha proseguito Tajani. “Bisogna fare di tutto perché la tensione diminuisca. Non è certamente facile, ma ci auguriamo che il buonsenso prevalga tra tutti, anche a Teheran che non deve più sostenere i ribelli yementi, e a Gerusalemme dove è giusto che il governo difenda l’identità territoriale, ma attenzione alla popolazione civile palestinese . L’Italia sta facendo tutto ciò che può e ne abbiamo parlato a lungo con il segretario di Stato Usa Blinken per fare il punto della situazione. Abbiamo la responsabilità di coordinare il lavoro dei vari Paesi per costruire la pace e la serenità”, ha aggiunto.

In Medio Oriente, “l’unica soluzione possibile è di avere uno Stato di Israele libero e indipendente che riconosca uno Stato palestinese libero e indipendente il quale a sua volta riconosca il diritto di Israele ad esistere. Questo è l’obiettivo finale. Certamente ci sono molti che non vogliono che si raggiunga questo obiettivo, ma è l’unico che potrà permettere la stabilità”. Così Tajani a Rai News 24. “Sarà difficile da raggiungere, ma non bisogna mai demordere. I sogni a volte sembrano irrealizzabili, ma questo è un sogno di grande importanza perché l’area del Mediterraneo ci vede direttamente coinvolti”, ha proseguito. “Ci sono molti italiani che vivono in Israele che hanno la doppia cittadinanza, abbiamo anche tre vittime italo-israeliane. Per noi Israele è di grande importanza, quell’area è importante non solo per il valore religioso che ha perché è il cuore della cristianità, della nostra identità e della nostra civiltà occidentale. Dobbiamo lavorare perché la situazione si normalizzi. Non sarà facile, servirà tempo, ma non bisogna mai arrendersi. Alla fine la pace prevale sempre sul male, prevale sulla guerra”, ha concluso.

In Ucraina, “la soluzione politica è l’obiettivo finale, l’obiettivo è la pace e l’indipendenza” del Paese. “L’Europa sta aiutando l’Ucraina per impedire che prevalga la violenza sul diritto perché la Russia ha violato il diritto internazionale”. “Immaginate se non ci fosse stato il sostegno dell’Occidente all’Ucraina cosa sarebbe accaduto. La Russia avrebbe invaso l’Ucraina in barba al diritto internazionale, alle regole della convivenza civile. Tutto con l’uso della forza e della violenza contro la democrazia. Noi stiamo aiutando l’Ucraina a difendere la propria indipendenza territoriale, stiamo aiutando il popolo ucraino a non essere costretto a piegarsi alla forza dei russi. Non sarà facile, ma bisogna lavorare”, ha aggiunto.

Iran, ‘risponderemo a minacce e azioni illegali di Israele’

“Le minacce del regime israeliano contro l’Iran sono una chiara violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale e dello Statuto dell’Onu e l’Iran si riserva il legittimo diritto di rispondere in modo deciso a qualunque minaccia e azione illegale da parte di Israele”. Lo ha affermato l’ambasciatore della Repubblica islamica presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, in una lettera inviata al Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres. “Le minacce israeliane puntano a distogliere l’attenzione dalle sue atrocità in corso a Gaza in modo tale da sottrarsi alla responsabilità”, ha aggiunto Iravani, come riporta Isna, in riferimento alle dichiarazioni del premier di Israele, Benjamin Netanyahu, il quale aveva affermato sabato: “Agiamo contro l’Iran sempre, dappertutto”. Israele accusa Teheran di minacce e di un coinvolgimento militare nella crisi di Gaza, attraverso le forze vicine alla Repubblica islamica, tra cui Hamas.

“Il fronte di resistenza e i palestinesi daranno una risposta appropriata ai criminali Usa e ai loro alleati, che sono i principali responsabili dei crimini nella regione e delle uccisioni brutali dei palestinesi”. Lo ha affermato Aliakbar Velayati, il consigliere della Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei. “Al-Arouri ha aperto un fronte di migliaia di chilometri contro le potenze arroganti e il suo nome farà tremare per sempre i corpi dei nemici”, ha aggiunto Velayati, come riporta Isna, in riferimento all’uccisione di uno dei principali leader di Hamas, Saleh al-Arouri, ieri a Beirut in seguito ad un attacco di Israele. “Attacchi terroristici così codardi indicano la debolezza del regime sionista”, ha detto il consigliere di Khamenei, aggiungendo che la resistenza non si fermerà ma diventerà ancora più forte.

Il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian, ha espresso cordoglio per l’uccisione ieri sera a Beirut di Saleh al-Arouri, uno dei più importanti leader di Hamas. Il capo della diplomazia di Teheran ha inviato al capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, un messaggio di condoglianze per la morte di al-Arouri, in seguito ad un attacco da parte di Israele. “Un’operazione terroristica così codarda prova come il regime sionista non abbia raggiunto alcuno dei suoi obiettivi dopo settimane di guerra, crimini, genocidio e distruzione a Gaza e nella Cisgiordania, nonostante il diretto sostegno della Casa Bianca”, ha scritto Amirabdollahian su X. “L’attività maligna della macchina terroristica di questo regime in altri Paesi e una vera minaccia alla pace e alla sicurezza, un serio allarme per la sicurezza di tutti i Paesi della regione”, ha aggiunto il ministro della Repubblica islamica.

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