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Scoperto l'enzima che colora di giallo l'urina

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Ultimo aggiornamento 5 Gennaio, 2024, 12:30:14 di Maurizio Barra

L’urina deve il suo tipico colore giallo a un enzima prodotto dai batteri intestinali e chiamato bilirubina reduttasi: lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università del Maryland e dei National Institutes of Health statunitensi. Il loro studio, pubblicato sulla rivista Nature Microbiology, risolve così un annoso enigma scientifico aprendo la strada a ulteriori ricerche sul funzionamento dell’asse intestino-fegato e sul ruolo del microbioma intestinale in condizioni come l’ittero e le malattie infiammatorie dell’intestino.

Il colore dell’urina si deve a un processo biochimico che inizia con la degradazione dei globuli rossi giunti al termine del loro ciclo vitale: come sottoprodotto, si genera un pigmento di colore arancione brillante che si chiama bilirubina. Questa molecola viene tipicamente secreta nell’intestino per essere in parte eliminata e in parte riassorbita. Un riassorbimento eccessivo può portare a un accumulo di bilirubina nel sangue e all’ingiallimento di pelle e occhi, il cosiddetto ittero.

Una volta giunta nell’intestino, la bilirubina può essere convertita in altre molecole ad opera dei batteri intestinali: alcuni producono l’enzima bilirubina reduttasi, che converte la bilirubina in un sottoprodotto incolore chiamato urobilinogeno. A sua volta questo derivato si degrada spontaneamente in una molecola chiamata urobilina, che è responsabile del colore giallo dell’urina che tutti conosciamo.

I ricercatori hanno scoperto che l’enzima bilirubina reduttasi è presente in quasi tutti gli adulti sani, mentre spesso manca nei neonati e negli individui con malattie infiammatorie intestinali: è dunque possibile che la sua assenza possa contribuire all’ittero infantile e alla formazione di calcoli biliari pigmentati.

“Ora che abbiamo identificato questo enzima, possiamo iniziare a studiare l’impatto dei batteri del nostro intestino sui livelli di bilirubina circolante e sulle condizioni di salute correlate come l’ittero”, osserva la ricercatrice Xiaofang Jiang degli Nih. “Questa scoperta- aggiunge – getta le basi per comprendere l’asse intestino-fegato”.

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