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Taipei contro Pechino per l'invio di palloni aerostatici: "Molestia e minaccia per le rotte aeree"

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Ultimo aggiornamento 6 Gennaio, 2024, 10:02:43 di Maurizio Barra

La tensione è alta nello Stretto di Taiwan in vista dalle elezioni presidenziali e dello Yuan Legislativo (il parlamento) sull’isola previste il 13 gennaio e dopo che, nel suo discorso di fine anno, il presidente cinese, Xi Jinping, ha parlato della riunificazione con Taiwan come di una “necessità storica”.

La Cina rivendica l’“isola ribelle” come parte del suo territorio e negli ultimi anni ha intensificato la pressione militare e politica, inviando un numero senza precedenti di aerei da combattimento e navi da guerra intorno alle sue acque. 

Da dicembre sono arrivati anche i palloni aerostatici cinesi che attraversano la linea mediana che separa l’isola autogovernata e la Cina. Una pratica contro cui si è scagliato il ministro della Difesa di Taiwan che ne ha chiesto “la fine immediata per garantire la sicurezza dei voli nella regione”, affermando che rappresentano una “seria minaccia” per le rotte aeree e sono anche una forma di “molestia”.

Secondo il dicastero in più casi i palloni non si sono limitati a oltrepassare i confini ma hanno sorvolato l’isola da est a ovest, passando vicino alla base aerea di Ching-Chuan-Kang e al porto di Keelung, chiave per le cruciali relazioni commerciali di Taiwan con il Giappone. “Una guerra psicologica contro la popolazione”, sostiene il ministero.

Un jet cinese Ap

Un jet cinese

La possibilità che la Cina utilizzi i palloncini per lo spionaggio è diventata una questione globale a febbraio quando gli Stati Uniti hanno abbattuto quello ritenevano fosse un pallone di sorveglianza cinese, parte di un vasto programma di sorveglianza aerea militare che aveva come obiettivo più di 40 Paesi. Pechino ha sempre affermato che si trattava piouttosto di un velivolo civile andato accidentalmente fuori strada. 

L’uso di palloni aerostatici per raccogliere informazioni e a scopo di spionaggio potrebbe essere una nuova fase della campagna di intimidazione di Pechino contro l’isola grande poco più della Sicilia e con appena 23 milioni di abitanti, ma cruciale: qui si producono i microchip più avanzati del mondo e nelle sue acque transitano migliaia di miliardi di dollari di merci all’anno.

In vista delle elezioni del 13 gennaio, Pechino ha usato il suo potere militare, diplomatico ed economico per influenzare gli elettori in modo che sostengano i candidati che favoriscono l’unificazione dell’isola alla Cina continentale.

Ciononostante, il Partito Democratico Progressista della presidente uscente Tsai, favorevole all’indipendenza, è in testa nella maggior parte dei sondaggi con William Lai (Lai Ching-te) al 35%. Dietro di lui, Hou Yu-ih, il preferito di Pechino, con quasi il 29%: è il candidato del Kuomintang, il partito storico che fu di Chiang Kai-shek. Segue Ko Wen-je del Tpp, organizzazione relativamente nuova, con il 24%. 

I tre candidati presidenziali William Lai, Dpp, Hou Yu-ih (Kuomintang) e Ko Wen-je (TPP) Ap

I tre candidati presidenziali William Lai, Dpp, Hou Yu-ih (Kuomintang) e Ko Wen-je (TPP)

Gli Stati Uniti, il più importante sostenitore internazionale e fornitore di armi di Taiwan, hanno osservato l’aumento delle tensioni sull’isola. In una conferenza stampa a Washington giovedì, il portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, ha detto di non poter commentare. “Noi ovviamente sosteniamo la democrazia e le istituzioni democratiche di Taiwan, e vogliamo vedere elezioni libere, giuste, aperte e trasparenti”. Egli ha detto. “E siamo certamente consapevoli che attori esterni potrebbero tentare di interferire”. 

La Cina afferma invece che le ripetute accuse di interferenza elettorale sul governo di Taiwan sono “sporchi trucchi” volti ad aumentare le possibilità del Partito Democratico Progressista al potere.

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