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Giallo per detenuto morto a Poggioreale, non si esclude omicidio

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 7 Gennaio, 2024, 00:36:19 di Maurizio Barra

La verità arriverà dalla autopsia
che sarà effettuata lunedì prossimo ma tra le ipotesi di
indagine sulla morte del detenuto di 33 anni nel carcere di
Poggioreale a Napoli c’è quella di omicidio. Sul corpo, ad un
primo esame, sono stati riscontrati segni di violenza, in
particolare un ematoma su cui l’esame autoptico potrà dare
risposte. Sulla vicenda è stata aperta un’indagine dalla Procura
dopo il sequestro del relativo fascicolo. In cella sono stati
effettuati i rilievi da parte della Scientifica mentre sono
stati già ascoltati i compagni di detenzione della vittima,
residente nel quartiere di Secondigliano, che era recluso nel
reparto Napoli, al piano terra del penitenziario. Insomma, un
giallo, spia del profondo malessere che si vive nelle carceri.

   
Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia
penitenziaria Spp che ieri ha lanciato l’allarme su quanto
accaduto a Poggioreale denuncia che “la politica è sempre più
lontana dall’affrontare l’emergenza carceri. Temiamo, alla luce
di una situazione esplosiva, che ci possano essere altre
rivolte, come già si sono verificate all’inizio dell’anno, a
causa anche di un dilagante senso di impunità”.

   
Lunedì prossimo alle 10,30 il sindacato degli agenti
penitenziari terrà una conferenza stampa davanti al carcere.

   
“C’è più di un disegno della criminalità organizzata e dei
detenuti più violenti, che contano sull’impunità per i reati
commessi in carcere e che non hanno più nulla da perdere se non
il trasferimento in un altro carcere. Si punta – è l’allarme di
Di Giacomo – alla prova di forza contro lo Stato mentre
l’Amministrazione Penitenziaria evidenzia tutta la sua
incapacità mandando allo sbaraglio gli agenti penitenziari. Non
è più tollerabile uno Stato che oltre a non garantire la
legalità nelle carceri non riesce a garantire la vita dei
detenuti e la sicurezza dei suoi dipendenti (il personale
penitenziario), testimoniando di aver rinunciato ai suoi doveri
civici e di legalità”.

   

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